Job
Chapter 9
Clementine Vulgate, 1598
vs Diodati Bibbia 1885
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Job 9

Clementine Vulgate, 1598
Diodati Bibbia 1885
1Et respondens Job, ait:
1E GIOBBE rispose e disse:
2[Vere scio quod ita sit, et quod non justificetur homo compositus Deo.
2Veramente io so ch' egli è così; E come si giustificherebbe l'uomo appo Iddio?
3Si voluerit contendere cum eo, non poterit ei respondere unum pro mille.
3Se Iddio vuol litigar con lui, Egli non gli potrà rispondere d'infra mille articoli ad un solo.
4Sapiens corde est, et fortis robore: quis restitit ei, et pacem habuit?
4Egli è savio di cuore, e potente di forza; Chi si è mai indurato contro a lui, ed è prosperato?
5Qui transtulit montes, et nescierunt hi quos subvertit in furore suo.
5Contro a lui , che spianta i monti, Senza che si possa sapere come egli li abbia rivolti sottosopra nella sua ira;
6Qui commovet terram de loco suo, et columnæ ejus concutiuntur.
6Che crolla la terra, e la smuove dal luogo suo; E da cui le colonne di essa sono scosse;
7Qui præcipit soli, et non oritur, et stellas claudit quasi sub signaculo.
7Che parla al sole, ed esso non si leva; Che tiene suggellate le stelle;
8Qui extendit cælos solus, et graditur super fluctus maris.
8Che distende tutto solo i cieli, E calca le sommità del mare;
9Qui facit Arcturum et Oriona, et Hyadas et interiora austri.
9Che ha fatto i segni del Carro, dell'Orione, delle Gallinelle, E quelli che sono in fondo all'Austro;
10Qui facit magna, et incomprehensibilia, et mirabilia, quorum non est numerus.
10Che fa cose tanto grandi, che non si possono investigare; E tante cose maravigliose che non si possono annoverare.
11Si venerit ad me, non videbo eum; si abierit, non intelligam.
11Ecco, egli passerà davanti a me, ed io nol vedrò; Ripasserà, ed io non lo scorgerò.
12Si repente interroget, quis respondebit ei? vel quis dicere potest: Cur ita facis?
12Ecco, egli rapirà, e chi gli farà far restituzione? Chi gli dirà: Che fai?
13Deus, cujus iræ nemo resistere potest, et sub quo curvantur qui portant orbem.
13Iddio non raffrena l'ira sua; Sotto lui sono atterrati i bravi campioni.
14Quantus ergo sum ego, ut respondeam ei, et loquar verbis meis cum eo?
14Quanto meno gli risponderei io, Ed userei parole scelte contro a lui?
15qui etiam si habuero quippiam justum, non respondebo: sed meum judicem deprecabor.
15Io, che quantunque fossi giusto, non risponderei, Anzi chiederei grazia al mio Giudice.
16Et cum invocantem exaudierit me, non credo quod audierit vocem meam.
16Se io grido, ed egli mi risponde, Pur non potrò credere ch'egli abbia ascoltata la mia voce;
17In turbine enim conteret me, et multiplicabit vulnera mea, etiam sine causa.
17Conciossiachè egli mi abbia conquiso con un turbo, E mi abbia date di molte battiture senza cagione.
18Non concedit requiescere spiritum meum, et implet me amaritudinibus.
18Egli non mi permette pur di respirare; Perciocchè egli mi sazia di amaritudini.
19Si fortitudo quæritur, robustissimus est; si æquitas judicii, nemo audet pro me testimonium dicere.
19Se si tratta di forza, ecco, egli è potente; Se di giudicio, chi mi citerà?
20Si justificare me voluero, os meum condemnabit me; si innocentem ostendero, pravum me comprobabit.
20Benchè io sia giusto, la mia bocca mi condannerà; Quantunque io sia intiero, ella mi dichiarerà perverso.
21Etiam si simplex fuero, hoc ipsum ignorabit anima mea, et tædebit me vitæ meæ.
21Benchè io sia intiero, io non riconoscerò me stesso; Io avrò a sdegno la vita mia.
22Unum est quod locutus sum: et innocentem et impium ipse consumit.
22Egli è tutt'uno; perciò ho detto: Egli distrugge ugualmente l' uomo intiero e l'empio.
23Si flagellat, occidat semel, et non de pœnis innocentum rideat.
23Se è un flagello, egli uccide in un momento; Ma egli si beffa della prova degl'innocenti.
24Terra data est in manus impii; vultum judicum ejus operit. Quod si non ille est, quis ergo est?
24La terra è data in mano all'empio, Il qual copre la faccia de' giudici di essa. Ora, se Iddio non fa questo , chi è egli dunque?
25Dies mei velociores fuerunt cursore; fugerunt, et non viderunt bonum.
25Ma i miei giorni sono stati più leggieri che un corriero; Son fuggiti via, non hanno goduto il bene;
26Pertransierunt quasi naves poma portantes; sicut aquila volans ad escam.
26Son trascorsi come saette, Come un'aquila che vola frettolosa al pasto.
27Cum dixero: Nequaquam ita loquar: commuto faciem meam, et dolore torqueor.
27Se io dico: Io dimenticherò il mio lamento, Io lascerò il mio cruccio, e mi rinforzerò;
28Verebar omnia opera mea, sciens quod non parceres delinquenti.
28Io sono spaventato di tutti i miei tormenti, Io so che tu non mi reputerai innocente.
29Si autem et sic impius sum, quare frustra laboravi?
29Io sarò reo; Perchè adunque mi affaticherei in vano?
30Si lotus fuero quasi aquis nivis, et fulserint velut mundissimæ manus meæ,
30Quando io mi fossi lavato con acque di neve, E nettatomi le mani col sapone;
31tamen sordibus intinges me, et abominabuntur me vestimenta mea.
31Allora pure tu mi tufferesti in una fossa, E i miei vestimenti mi avrebbero in abbominio.
32Neque enim viro qui similis mei est, respondebo; nec qui mecum in judicio ex æquo possit audiri.
32Perciocchè egli non è un uomo, come son io, perchè io gli risponda, E perchè noi veniamo insieme a giudicio.
33Non est qui utrumque valeat arguere, et ponere manum suam in ambobus.
33Ei non v'è niuno che possa dar sentenza fra noi, Che possa metter la mano sopra amendue noi.
34Auferat a me virgam suam, et pavor ejus non me terreat.
34Ma rimuova egli pur la sua verga d'addosso a me, E non mi conturbi il suo spavento.
35Loquar, et non timebo eum; neque enim possum metuens respondere.]
35Allora io parlerò, e non avrò paura di lui; Perciocchè in questo stato io non sono in me stesso.

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