Job 6
Clementine Vulgate, 1598Translation
Clementine Vulgate, 1598
Diodati Bibbia 1885
1Respondens autem Job, dixit:
1E GIOBBE rispose e disse:
2[Utinam appenderentur peccata mea quibus iram merui, et calamitas quam patior, in statera !
2Fosse pur lo sdegno mio ben pesato, E fosse parimente la mia calamità levata in una bilancia!
3Quasi arena maris hæc gravior appareret; unde et verba mea dolore sunt plena:
3Perciocchè ora sarebbe trovata più pesante che la rena del mare; E però le mie parole vanno all'estremo.
4quia sagittæ Domini in me sunt, quarum indignatio ebibit spiritum meum; et terrores Domini militant contra me.
4Perchè le saette dell'Onnipotente sono dentro di me, E lo spirito mio ne beve il veleno; Gli spaventi di Dio sono ordinati in battaglia contro a me.
5Numquid rugiet onager cum habuerit herbam? aut mugiet bos cum ante præsepe plenum steterit?
5L'asino salvatico raglia egli presso all'erba? Il bue mugghia egli presso alla sua pastura?
6aut poterit comedi insulsum, quod non est sale conditum? aut potest aliquis gustare quod gustatum affert mortem?
6Una cosa insipida si mangia ella senza sale? Evvi sapore nella chiara ch'è intorno al torlo dell'uovo?
7Quæ prius nolebat tangere anima mea, nunc, præ angustia, cibi mei sunt.
7Le cose che l'anima mia avrebbe ricusate pur di toccare Sono ora i miei dolorosi cibi.
8Quis det ut veniat petitio mea, et quod expecto tribuat mihi Deus?
8Oh! venisse pur quel ch'io chieggio, E concedesse mi Iddio quel ch'io aspetto!
9et qui cœpit, ipse me conterat; solvat manum suam, et succidat me?
9E piacesse a Dio di tritarmi, Di sciorre la sua mano, e di disfarmi!
10Et hæc mihi sit consolatio, ut affligens me dolore, non parcat, nec contradicam sermonibus Sancti.
10Questa sarebbe pure ancora la mia consolazione, Benchè io arda di dolore, e ch'egli non mi risparmi, Che io non ho nascoste le parole del Santo.
11Quæ est enim fortitudo mea, ut sustineam? aut quis finis meus, ut patienter agam?
11Quale è la mia forza, per isperare? E quale è il termine che mi è posto, per prolungar l'aspettazione del l'anima mia?
12Nec fortitudo lapidum fortitudo mea, nec caro mea ænea est.
12La mia forza è ella come la forza delle pietre? La mia carne è ella di rame?
13Ecce non est auxilium mihi in me, et necessarii quoque mei recesserunt a me.
13Non è egli così che io non ho più alcun ristoro in me? E che ogni modo di sussistere è cacciato lontan da me?
14Qui tollit ab amico suo misericordiam, timorem Domini derelinquit.
14Benignità dovrebbe essere usata dall'amico inverso colui ch'è tutto strutto; Ma esso ha abbandonato il timor dell'Onnipotente,
15Fratres mei præterierunt me, sicut torrens qui raptim transit in convallibus.
15I miei fratelli mi hanno fallito, a guisa di un ruscello, Come rapidi torrenti che trapassano via;
16Qui timent pruinam, irruet super eos nix.
16I quali sono scuri per lo ghiaccio; E sopra cui la neve si ammonzicchia;
17Tempore quo fuerint dissipati, peribunt; et ut incaluerit, solventur de loco suo.
17Ma poi , al tempo che corrono, vengono meno, Quando sentono il caldo, spariscono dal luogo loro.
18Involutæ sunt semitæ gressuum eorum; ambulabunt in vacuum, et peribunt.
18I sentieri del corso loro si contorcono, Essi si riducono a nulla, e si perdono.
19Considerate semitas Thema, itinera Saba, et expectate paulisper.
19Le schiere de' viandanti di Tema li riguardavano, Le carovane di Seba ne aveano presa speranza;
20Confusi sunt, quia speravi: venerunt quoque usque ad me, et pudore cooperti sunt.
20Ma si vergognano di esservisi fidati; Essendo giunti fin là, sono confusi.
21Nunc venistis; et modo videntes plagam meam, timetis.
21Perciocchè ora voi siete venuti a niente; Avete veduta la ruina, ed avete avuta paura.
22Numquid dixi: Afferte mihi, et de substantia vestra donate mihi?
22Vi ho io detto: Datemi, E fate presenti delle vostre facoltà per me?
23vel: Liberate me de manu hostis, et de manu robustorum eruite me?
23E liberatemi di man del nemico, E riscuotetemi di man de' violenti?
24Docete me, et ego tacebo: et si quid forte ignoravi, instruite me.
24Insegnatemi, ed io mi tacerò; E ammaestratemi, se pure ho errato in qualche cosa.
25Quare detraxistis sermonibus veritatis, cum e vobis nullus sit qui possit arguere me?
25Quanto son potenti le parole di dirittura! E che potrà in esse riprendere alcun di voi?
26Ad increpandum tantum eloquia concinnatis, et in ventum verba profertis.
26Stimate voi che parlare sia convincere? E che i ragionamenti di un uomo che ha perduta ogni speranza non sieno altro che vento?
27Super pupillum irruitis, et subvertere nitimini amicum vestrum.
27E pure ancora voi vi gittate addosso all'orfano, E cercate di far traboccare il vostro amico.
28Verumtamen quod cœpistis explete: præbete aurem, et videte an mentiar.
28Ora dunque piacciavi riguardare a me, E se io mento in vostra presenza.
29Respondete, obsecro, absque contentione; et loquentes id quod justum est, judicate.
29Deh! ravvedetevi; che non siavi iniquità; Da capo, il dico , ravvedetevi, io son giusto in questo affare .
30Et non invenietis in lingua mea iniquitatem, nec in faucibus meis stultitia personabit.]
30Evvi egli iniquità nella mia lingua? Il mio palato non sa egli discerner le cose perverse?
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