Job
Chapter 35
Clementine Vulgate, 1598
vs Diodati Bibbia 1885
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Job 35

Clementine Vulgate, 1598
Diodati Bibbia 1885
1Igitur Eliu hæc rursum locutus est:
1ED Elihu proseguì il suo ragionamento, e disse:
2[Numquid æqua tibi videtur tua cogitatio, ut diceres: Justior sum Deo?
2Hai tu stimato che ciò convenga alla ragione, Della quale tu hai detto: La mia giustizia è da Dio,
3Dixisti enim: Non tibi placet quod rectum est: vel quid tibi proderit, si ego peccavero?
3Di dire: Che mi gioverà ella? Che profitto ne avrò più che del mio peccato?
4Itaque ego respondebo sermonibus tuis, et amicis tuis tecum.
4Io ti risponderò, Ed a' tuoi compagni teco.
5Suspice cælum, et intuere: et contemplare æthera quod altior te sit.
5Riguarda i cieli, e vedi; E mira le nuvole, quanto sono più alte di te.
6Si peccaveris, quid ei nocebis? et si multiplicatæ fuerint iniquitates tuæ, quid facies contra eum?
6Se tu pecchi, che cosa opererai tu contro a lui? E se i tuoi misfatti son moltiplicati, che gli farai tu?
7Porro si juste egeris, quid donabis ei? aut quid de manu tua accipiet?
7Se tu sei giusto, che cosa gli darai? Ovvero che prenderà egli dalla tua mano?
8Homini qui similis tui est, nocebit impietas tua: et filium hominis adjuvabit justitia tua.
8Come la tua malvagità può nuocer solo ad un uomo simile a te, Così anche la tua giustizia non può giovare se non ad un figliuolo d'uomo.
9Propter multitudinem calumniatorum clamabunt, et ejulabunt propter vim brachii tyrannorum.
9Gli oppressati gridano per la grandezza dell'oppressione , E dànno alte strida per la violenza de' grandi;
10Et non dixit: Ubi est Deus qui fecit me, qui dedit carmina in nocte;
10Ma niuno dice: Ove è Dio, mio fattore, Il quale dà materia di cantar di notte?
11qui docet nos super jumenta terræ, et super volucres cæli erudit nos?
11Il qual ci ammaestra più che le bestie della terra, E ci rende savi più che gli uccelli del cielo?
12Ibi clamabunt, et non exaudiet, propter superbiam malorum.
12Quivi adunque gridano, ed egli non li esaudisce, Per la superbia de' malvagi.
13Non ergo frustra audiet Deus, et Omnipotens causas singulorum intuebitur.
13Certamente Iddio non esaudisce la vanità, E l'Onnipotente non la riguarda.
14Etiam cum dixeris: Non considerat: judicare coram illo, et expecta eum.
14Quanto meno esaudirà egli te , che dici che tu nol riguardi? Giudica ti nel suo cospetto, e poi aspettalo.
15Nunc enim non infert furorem suum, nec ulciscitur scelus valde.
15Certo ora quello che l'ira sua ti ha imposto di castigo è come nulla; Ed egli non ha preso conoscenza della moltitudine de' tuoi peccati molto innanzi .
16Ergo Job frustra aperit os suum, et absque scientia verba multiplicat.]
16Giobbe adunque indarno apre la sua bocca, Ed accumula parole senza conoscimento.

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