Job 4
Clementine Vulgate, 1598Translation
Clementine Vulgate, 1598
Diodati Bibbia 1885
1Respondens autem Eliphaz Themanites, dixit:
1ED Elifaz Temanita rispose, e disse:
2[Si cœperimus loqui tibi, forsitan moleste accipies; sed conceptum sermonem tenere quis poterit?
2Se noi imprendiamo a parlarti, ti sarà egli molesto? Ma pur chi potrebbe rattener le parole?
3Ecce docuisti multos, et manus lassas roborasti;
3Ecco, tu correggevi molti, E rinforzavi le mani rimesse.
4vacillantes confirmaverunt sermones tui, et genua trementia confortasti.
4I tuoi ragionamenti ridirizzavano quelli che vacillavano, E tu raffermavi le ginocchia che piegavano.
5Nunc autem venit super te plaga, et defecisti; tetigit te, et conturbatus es.
5Ma ora che il male ti è avvenuto, tu te ne affanni; Ora ch'è giunto fino a te, tu ne sei smarrito.
6Ubi est timor tuus, fortitudo tua, patientia tua, et perfectio viarum tuarum?
6La tua pietà non è ella stata la tua speranza, E l'integrità delle tue vie la tua aspettazione?
7Recordare, obsecro te, quis umquam innocens periit? aut quando recti deleti sunt?
7Deh! rammemorati, quale innocente perì mai, Ed ove furono gli uomini diritti mai distrutti?
8Quin potius vidi eos qui operantur iniquitatem, et seminant dolores, et metunt eos,
8Siccome io ho veduto che quelli che arano l'iniquità, E seminano la perversità, la mietono.
9flante Deo perisse, et spiritu iræ ejus esse consumptos.
9Essi periscono per l'alito di Dio, E son consumati dal soffiar delle sue nari.
10Rugitus leonis, et vox leænæ, et dentes catulorum leonum contriti sunt.
10Il ruggito del leone, e il grido del fier leone son ribattuti ; E i denti de' leoncelli sono stritolati.
11Tigris periit, eo quod non haberet prædam, et catuli leonis dissipati sunt.
11Il vecchio leone perisce per mancamento di preda, E i figli della leonessa son dissipati.
12Porro ad me dictum est verbum absconditum, et quasi furtive suscepit auris mea venas susurri ejus.
12Or mi è stata di nascosto significata una parola, E l'orecchio mio ne ha ritenuto un poco.
13In horrore visionis nocturnæ, quando solet sopor occupare homines,
13Fra le immaginazioni delle visioni notturne, Quando il più profondo sonno cade sopra gli uomini,
14pavor tenuit me, et tremor, et omnia ossa mea perterrita sunt;
14Mi è venuto uno spavento ed un tremito, Che ha spaventate tutte quante le mie ossa.
15et cum spiritus, me præsente, transiret, inhorruerunt pili carnis meæ.
15Ed uno spirito è passato davanti a me, Che mi ha fatto arricciare i peli della mia carne;
16Stetit quidam, cujus non agnoscebam vultum, imago coram oculis meis, et vocem quasi auræ lenis audivi.
16Egli si è fermato, ed io non ho riconosciuto il suo aspetto; Una sembianza è stata davanti agli occhi miei, Ed io ho udita una voce sommessa che diceva:
17Numquid homo, Dei comparatione, justificabitur? aut factore suo purior erit vir?
17L'uomo sarebbe egli giustificato da Dio? L'uomo sarebbe egli giudicato puro dal suo fattore?
18Ecce qui serviunt ei, non sunt stabiles, et in angelis suis reperit pravitatem;
18Ecco, egli non si fida ne' suoi servitori, E scorge della temerità ne' suoi Angeli.
19quanto magis hi qui habitant domos luteas, qui terrenum habent fundamentum, consumentur velut a tinea?
19Quanto più in coloro che abitano in case di fango, Il cui fondamento è nella polvere, E che son ridotti in polvere, esposti a' vermi?
20De mane usque ad vesperam succidentur; et quia nullus intelligit, in æternum peribunt.
20Dalla mattina alla sera sono stritolati, E periscono in perpetuo, senza che alcuno vi ponga mente.
21Qui autem reliqui fuerint, auferentur ex eis; morientur, et non in sapientia.]
21L'eccellenza ch'era in loro non si diparte ella? Muoiono, ma non con sapienza.
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