Job
Chapter 16
Clementine Vulgate, 1598
vs Diodati Bibbia 1885
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Job 16

Clementine Vulgate, 1598
Diodati Bibbia 1885
1Respondens autem Job, dixit:
1E GIOBBE rispose e disse:
2[Audivi frequenter talia: consolatores onerosi omnes vos estis.
2Io ho più volte udite le stesse cose; Voi tutti siete consolatori molesti.
3Numquid habebunt finem verba ventosa? aut aliquid tibi molestum est, si loquaris?
3Finiranno mai le parole di vento? Ovvero, di che ti fai forte, che tu replichi ancora?
4Poteram et ego similia vestri loqui, atque utinam esset anima vestra pro anima mea:
4Se l'anima vostra fosse nello stato dell'anima mia, Anch'io potrei parlar come voi, Mettere insieme parole contro a voi, E scuotervi il capo contra.
5consolarer et ego vos sermonibus, et moverem caput meum super vos;
5Ma anzi io vi conforterei con la mia bocca, E la consolazione delle mie labbra rallenterebbe il vostro dolore .
6roborarem vos ore meo, et moverem labia mea, quasi parcens vobis.
6Se io parlo, il mio dolore non però si rallenta; E se io resto di parlare , quanto se ne partirà egli da me?
7Sed quid agam? Si locutus fuero, non quiescet dolor meus, et si tacuero, non recedet a me.
7Certo, egli ora mi ha straccato; E tu mi hai, o Dio , diserta tutta la mia brigata.
8Nunc autem oppressit me dolor meus, et in nihilum redacti sunt omnes artus mei.
8E mi hai fatto diventar tutto grinzo, Il che è un testimonio del mio male ; La mia magrezza si leva contro a me, e mi testifica contra in faccia.
9Rugæ meæ testimonium dicunt contra me, et suscitatur falsiloquus adversus faciem meam, contradicens mihi.
9L'ira sua mi ha lacerato, ed egli procede contro a me da avversario; Egli digrigna i denti contro a me; Il mio nemico appunta i suoi occhi in me.
10Collegit furorem suum in me, et comminans mihi, infremuit contra me dentibus suis: hostis meus terribilibus oculis me intuitus est.
10Hanno aperta la bocca contro a me, Mi hanno battuto in su le guance per vituperio, Si sono adunati insieme contro a me.
11Aperuerunt super me ora sua, et exprobrantes percusserunt maxillam meam: satiati sunt pœnis meis.
11Iddio mi ha messo in poter del perverso, E mi ha fatto cader nelle mani degli empi.
12Conclusit me Deus apud iniquum, et manibus impiorum me tradidit.
12Io era in istato tranquillo, ed egli mi ha rotto; E presomi per lo collo, mi ha tritato, E mi ha rizzato per suo bersaglio.
13Ego ille quondam opulentus, repente contritus sum: tenuit cervicem meam, confregit me, et posuit me sibi quasi in signum.
13I suoi arcieri mi hanno intorniato; Egli mi trafigge le reni, e non mi risparmia punto; Egli mi ha sparso in terra il mio fiele.
14Circumdedit me lanceis suis; convulneravit lumbos meos: non pepercit, et effudit in terra viscera mea.
14Egli mi rompe di rottura sopra rottura, Egli mi corre addosso come un possente uomo .
15Concidit me vulnere super vulnus: irruit in me quasi gigas.
15Io ho cucito un sacco sopra la mia pelle, Ed ho lordato il mio splendore nella polvere.
16Saccum consui super cutem meam, et operui cinere carnem meam.
16La mia faccia è sucida di piangere, E l'ombra della morte è in su le mie palpebre;
17Facies mea intumuit a fletu, et palpebræ meæ caligaverunt.
17Quantunque non vi sia violenza nelle mie mani, E la mia orazione sia pura.
18Hæc passus sum absque iniquitate manus meæ, cum haberem mundas ad Deum preces.
18O terra, non nascondere il sangue sparso da me; E se così è , il mio grido non abbia luogo.
19Terra, ne operias sanguinem meum, neque inveniat in te locum latendi clamor meus:
19Eziandio ora, ecco, il mio testimonio è ne' cieli; Il mio testimonio è ne' luoghi sovrani.
20ecce enim in cælo testis meus, et conscius meus in excelsis.
20O miei oratori, o amici miei, L'occhio mio si volge lagrimando a Dio.
21Verbosi amici mei: ad Deum stillat oculus meus:
21Oh! potesse pur l'uomo piatire con Dio, Come un uomo col suo compagno!
22atque utinam sic judicaretur vir cum Deo, quomodo judicatur filius hominis cum collega suo.
22Perciocchè i miei brevi anni se ne vanno forniti; Ed io me ne vo per un sentiero, onde non tornerò più.
23Ecce enim breves anni transeunt, et semitam per quam non revertar ambulo.]
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