Proverbiorum
Chapter 5
Clementine Vulgate, 1598
vs Diodati Bibbia 1885
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Proverbiorum 5

Clementine Vulgate, 1598
Diodati Bibbia 1885
1[Fili mi, attende ad sapientiam meam, et prudentiæ meæ inclina aurem tuam:
1Figliuol mio, attendi alla mia sapienza, Inchina il tuo orecchio al mio intendimento;
2ut custodias cogitationes, et disciplinam labia tua conservent. Ne attendas fallaciæ mulieris;
2Acciocchè tu osservi gli avvedimenti, E che le tue labbra conservino la scienza.
3favus enim distillans labia meretricis, et nitidius oleo guttur ejus:
3Perciocchè le labbra della donna straniera stillano favi di miele. E il suo palato è più dolce che olio;
4novissima autem illius amara quasi absinthium, et acuta quasi gladius biceps.
4Ma il fine di essa è amaro come assenzio, Acuto come una spada a due tagli.
5Pedes ejus descendunt in mortem, et ad inferos gressus illius penetrant.
5I suoi piedi scendono alla morte; I suoi passi fanno capo all'inferno.
6Per semitam vitæ non ambulant; vagi sunt gressus ejus et investigabiles.
6I suoi sentieri sono vaganti, senza che essa sappia ove va, Perchè non considera attentamente la via della vita.
7Nunc ergo fili mi, audi me, et ne recedas a verbis oris mei.
7Ora dunque, figliuoli, ascoltatemi, E non vi dipartite da' detti della mia bocca.
8Longe fac ab ea viam tuam, et ne appropinques foribus domus ejus.
8Allontana la tua via da essa, E non accostarti all'uscio della sua casa;
9Ne des alienis honorem tuum, et annos tuos crudeli:
9Che talora tu non dia il tuo onore agli stranieri, E gli anni tuoi al crudele;
10ne forte implentur extranei viribus tuis, et labores tui sint in domo aliena,
10Che talora i forestieri non si sazino delle tue facoltà; E che le tue fatiche non vadano nella casa dello strano;
11et gemas in novissimis, quando consumpseris carnes tuas et corpus tuum, et dicas:
11E che tu non gema alla fine, Quando la tua carne ed il tuo corpo saranno consumati;
12Cur detestatus sum disciplinam, et increpationibus non acquievit cor meum,
12E non dica: Come ebbi io in odio l'ammaestramento? E come rigettò il mio cuore la correzione?
13nec audivi vocem docentium me, et magistris non inclinavi aurem meam?
13E come non ascoltai la voce di quelli che mi ammaestravano, E non inchinai il mio orecchio a quelli che m'insegnavano?
14pene fui in omni malo, in medio ecclesiæ et synagogæ.
14Quasi che sono stato in ogni male, In mezzo della raunanza e della congregazione.
15Bibe aquam de cisterna tua, et fluenta putei tui;
15Bevi delle acque della tua cisterna, E de' ruscelli di mezzo della tua fonte.
16deriventur fontes tui foras, et in plateis aquas tuas divide.
16Spandansi le tue fonti fuori, Ed i ruscelli delle tue acque per le piazze.
17Habeto eas solus, nec sint alieni participes tui.
17Sieno quelle acque a te solo, E a niuno strano teco.
18Sit vena tua benedicta, et lætare cum muliere adolescentiæ tuæ.
18Sia la tua fonte benedetta; E rallegrati della moglie della tua giovanezza.
19Cerva carissima, et gratissimus hinnulus: ubera ejus inebrient te in omni tempore; in amore ejus delectare jugiter.
19Siati ella una cerva amorosa, ed una cavriuola graziosa; Inebbrinti le sue mammelle in ogni tempo; Sii del continuo invaghito del suo amore.
20Quare seduceris, fili mi, ab aliena, et foveris in sinu alterius?
20E perchè, figliuol mio, t'invaghiresti della straniera, Ed abbracceresti il seno della forestiera?
21Respicit Dominus vias hominis, et omnes gressus ejus considerat.
21Conciossiachè le vie dell'uomo sieno davanti agli occhi del Signore, E ch'egli consideri tutti i suoi sentieri.
22Iniquitates suas capiunt impium, et funibus peccatorum suorum constringitur.
22Le iniquità dell'empio lo prenderanno, Ed egli sarà ritenuto con le funi del suo peccato.
23Ipse morietur, quia non habuit disciplinam, et in multitudine stultitiæ suæ decipietur.]
23Egli morrà per mancamento di correzione; E andrà errando per la molta sua pazzia.

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