Proverbiorum
Chapter 6
Clementine Vulgate, 1598
vs Diodati Bibbia 1885
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Proverbiorum 6

Clementine Vulgate, 1598
Diodati Bibbia 1885
1[Fili mi, si spoponderis pro amico tuo, defixisti apud extraneum manum tuam:
1FIGLIUOL mio, se tu hai fatta sicurtà al tuo prossimo, Se tu hai toccata la mano allo strano,
2illaqueatus es verbis oris tui, et captus propriis sermonibus.
2Tu sei allacciato con le parole della tua bocca, Tu sei preso con le parole della tua bocca.
3Fac ergo quod dico, fili mi, et temetipsum libera, quia incidisti in manum proximi tui. Discurre, festina, suscita amicum tuum.
3Ora fa' questo, figliuol mio, e riscuotiti; Poichè tu sei caduto in man del tuo prossimo, Va', gittati a' piedi de' tuoi amici, e sollecitali.
4Ne dederis somnum oculis tuis, nec dormitent palpebræ tuæ.
4Non lasciar dormire gli occhi tuoi, Nè sonnecchiar le tue palpebre.
5Eruere quasi damula de manu, et quasi avis de manu aucupis.]
5Riscuotiti, come un cavriuolo di mano del cacciatore , E come un uccello di mano dell'uccellatore.
6[Vade ad formicam, o piger, et considera vias ejus, et disce sapientiam.
6Va', pigro, alla formica; Riguarda le sue vie, e diventa savio;
7Quæ cum non habeat ducem, nec præceptorem, nec principem,
7Conciossiachè ella non abbia nè capitano, Nè magistrato, nè signore;
8parat in æstate cibum sibi, et congregat in messe quod comedat.
8E pure ella apparecchia nella state il suo cibo, E raduna nella ricolta il suo mangiare.
9Usquequo, piger, dormies? quando consurges e somno tuo?
9Infino a quando, o pigro, giacerai? Quando ti desterai dal tuo sonno?
10Paululum dormies, paululum dormitabis, paululum conseres manus ut dormias;
10Dormendo un poco, sonnecchiando un poco, Piegando un poco le braccia per riposare;
11et veniet tibi quasi viator egestas, et pauperies quasi vir armatus. Si vero impiger fueris, veniet ut fons messis tua, et egestas longe fugiet a te.]
11La tua povertà verrà come un viandante, E la tua necessità come uno scudiere.
12[Homo apostata, vir inutilis, graditur ore perverso;
12L'uomo scellerato, l'uomo da nulla, Procede con perversità di bocca.
13annuit oculis, terit pede, digito loquitur,
13Egli ammicca con gli occhi, parla co' piedi, Accenna con le dita;
14pravo corde machinatur malum, et omni tempore jurgia seminat.
14Egli ha delle perversità nel suo cuore, Egli macchina del male in ogni tempo; Egli commette contese.
15Huic extemplo veniet perditio sua, et subito conteretur, nec habebit ultra medicinam.]
15Perciò in un momento verrà la sua ruina; Egli di subito sarà fiaccato, senza rimedio.
16[Sex sunt quæ odit Dominus, et septimum detestatur anima ejus:
16Il Signore odia queste sei cose; Anzi queste sette son cosa abbominevole all'anima sua;
17oculos sublimes, linguam mendacem, manus effundentes innoxium sanguinem,
17Gli occhi altieri, la lingua bugiarda, E la mani che spandono il sangue innocente,
18cor machinans cogitationes pessimas, pedes veloces ad currendum in malum,
18Il cuore che divisa pensieri d'iniquità, I piedi che si affrettano per correre al male,
19proferentem mendacia testem fallacem, et eum qui seminat inter fratres discordias.]
19Il falso testimonio che sbocca menzogne, E colui che commette contese tra fratelli.
20[Conserva, fili mi, præcepta patris tui, et ne dimittas legem matris tuæ.
20FIGLIUOL mio, guarda il comandamento di tuo padre, E non lasciar l'insegnamento di tua madre;
21Liga ea in corde tuo jugiter, et circumda gutturi tuo.
21Tienli del continuo legati in sul tuo cuore, Ed avvinti in su la tua gola.
22Cum ambulaveris, gradiantur tecum; cum dormieris, custodiant te: et evigilans loquere cum eis.
22Quando tu camminerai, quello ti guiderà; Quando tu giacerai, farà la guardia intorno a te; E quando tu ti risveglierai, ragionerà teco;
23Quia mandatum lucerna est, et lex lux, et via vitæ increpatio disciplinæ:
23Perciocchè il comandamento è una lampana, E l'insegnamento è una luce, E le correzioni di disciplina son la via della vita;
24ut custodiant te a muliere mala, et a blanda lingua extraneæ.
24Per guardarti dalla femmina malvagia, Dalle lusinghe della lingua della straniera.
25Non concupiscat pulchritudinem ejus cor tuum, nec capiaris nutibus illius:
25Non invaghirti nel tuo cuore della sua bellezza; E non prendati ella con le sue palpebre.
26pretium enim scorti vix est unius panis, mulier autem viri pretiosam animam capit.
26Perciocchè per una donna meretrice si viene fino ad un pezzo di pane; E la donna vaga d'uomini va a caccia dietro alle anime preziose.
27Numquid potest homo abscondere ignem in sinu suo, ut vestimenta illius non ardeant?
27Alcuno prenderà egli del fuoco in seno, Senza che i suoi vestimenti ne sieno arsi?
28aut ambulare super prunas, ut non comburantur plantæ ejus?
28Alcuno camminerà egli sopra le brace, Senza bruciarsi i piedi?
29sic qui ingreditur ad mulierem proximi sui, non erit mundus cum tetigerit eam.
29Così avviene a chi entra dalla moglie del suo prossimo; Chiunque la tocca non sarà innocente.
30Non grandis est culpa cum quis furatus fuerit: furatur enim ut esurientem impleat animam;
30Ei non si scusa il ladro, quando egli ruba Per saziarsi, avendo fame;
31deprehensus quoque reddet septuplum, et omnem substantiam domus suæ tradet.
31Anzi, se è colto, restituisce il furto a sette doppi, Egli dà tutta la sostanza di casa sua.
32Qui autem adulter est, propter cordis inopiam perdet animam suam;
32Chi commette adulterio con una donna è scemo di senno; Chi vuol perder l'anima sua faccia tal cosa.
33turpitudinem et ignominiam congregat sibi, et opprobrium illius non delebitur:
33Egli troverà ferite ed ignominia; E il suo vituperio non sarà giammai cancellato.
34quia zelus et furor viri non parcet in die vindictæ,
34Perciocchè la gelosia è un furor dell'uomo; Ed egli non risparmierà nel giorno della vendetta.
35nec acquiescet cujusquam precibus, nec suscipiet pro redemptione dona plurima.]
35Egli non avrà riguardo ad alcun riscatto; Ed avvegnachè tu moltiplichi i presenti, non però li accetterà.

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