Proverbiorum 23
Clementine Vulgate, 1598Translation
Clementine Vulgate, 1598
Diodati Bibbia 1885
1[Quando sederis ut comedas cum principe, diligenter attende quæ apposita sunt ante faciem tuam.
1Quando tu sederai a tavola con alcun signore, Per mangiar con lui, Considera attentamente quello che sarà dinanzi a te;
2Et statue cultrum in gutture tuo: si tamen habes in potestate animam tuam.
2Altrimenti , se tu sei ingordo, Tu ti metterai un coltello alla gola.
3Ne desideres de cibis ejus, in quo est panis mendacii.
3Non appetire le sue delizie; Perciocchè sono un cibo fallace.
4Noli laborare ut diteris, sed prudentiæ tuæ pone modum.
4Non affaticarti per arricchire; Rimanti della tua prudenza.
5Ne erigas oculos tuos ad opes quas non potes habere, quia facient sibi pennas quasi aquilæ, et volabunt in cælum.
5In un batter d'occhio le ricchezze non sono più ; Perciocchè ad un tratto si fanno delle ale; E sono come un'aquila, che se ne vola in aria.
6Ne comedas cum homine invido, et ne desideres cibos ejus:
6Non mangiare il pan dell'uomo che è d'occhio maligno, E non appetire le sue delizie.
7quoniam in similitudinem arioli et conjectoris æstimat quod ignorat. Comede et bibe, dicet tibi; et mens ejus non est tecum.
7Perciocchè, come egli è villano nell'anima sua, Così egli ti dirà: Mangia, e bevi; Ma il cuor son non sarà teco.
8Cibos quos comederas evomes, et perdes pulchros sermones tuos.
8Tu vomiterai il boccone che ne avrai mangiato, Ed avrai perduti i tuoi ragionamenti piacevoli.
9In auribus insipientium ne loquaris, qui despicient doctrinam eloquii tui.
9Non parlare in presenza dello stolto; Perciocchè egli sprezzerà il senno de' tuoi ragionamenti.
10Ne attingas parvulorum terminos, et agrum pupillorum ne introëas:
10Non rimuovere il termine antico; E non entrare ne' campi degli orfani.
11propinquus enim illorum fortis est, et ipse judicabit contra te causam illorum.]
11Perciocchè il lor riscotitore è potente; Egli difenderà la causa loro contro a te.
12[Ingrediatur ad doctrinam cor tuum, et aures tuæ ad verba scientiæ.
12Porgi il tuo cuore all'ammaestramento, E le tue orecchie a' detti della scienza.
13Noli subtrahere a puero disciplinam: si enim percusseris eum virga, non morietur.
13Non risparmiare la correzione al fanciullo; Benchè tu lo batti con la verga, non però morrà.
14Tu virga percuties eum, et animam ejus de inferno liberabis.
14Tu lo batterai con la verga, E libererai l'anima sua dall'inferno.
15Fili mi, si sapiens fuerit animus tuus, gaudebit tecum cor meum:
15Figliuol mio, se il tuo cuore è savio, Il mio cuore altresì se ne rallegrerà.
16et exsultabunt renes mei, cum locuta fuerint rectum labia tua.
16E le mie reni gioiranno, Quando le tue labbra parleranno cose diritte.
17Non æmuletur cor tuum peccatores, sed in timore Domini esto tota die:
17Il cuor tuo non porti invidia a' peccatori; Anzi attienti sempre al timore del Signore.
18quia habebis spem in novissimo, et præstolatio tua non auferetur.
18Perciocchè, se vi è premio, La tua speranza non sarà troncata.
19Audi, fili mi, et esto sapiens, et dirige in via animum tuum.
19Ascolta, figliuol mio, e sii savio; E addirizza il tuo cuore nella diritta via.
20Noli esse in conviviis potatorum, nec in comessationibus eorum qui carnes ad vescendum conferunt:
20Non esser de' bevitori di vino; Nè de' ghiotti mangiatori di carne.
21quia vacantes potibus et dantes symbola consumentur, et vestietur pannis dormitatio.
21Perciocchè l'ubbriaco ed il ghiotto impoveriranno; Ed il sonnecchiare farà vestire stracci.
22Audi patrem tuum, qui genuit te, et ne contemnas cum senuerit mater tua.
22Ubbidisci a tuo padre, il qual ti ha generato; E non isprezzar tua madre, quando sarà divenuta vecchia.
23Veritatem eme, et noli vendere sapientiam, et doctrinam, et intelligentiam.
23Compera verità, e non vender la , Compera sapienza, ammaestramento, ed intendimento.
24Exsultat gaudio pater justi; qui sapientem genuit, lætabitur in eo.
24Il padre del giusto gioirà grandemente; E chi avrà generato un savio, ne avrà allegrezza.
25Gaudeat pater tuus et mater tua, et exsultet quæ genuit te.
25Fa ' che tuo padre e tua madre si rallegrino; E che quella che ti ha partorito gioisca.
26Præbe, fili mi, cor tuum mihi, et oculi tui vias meas custodiant.
26Figliuol mio, recami il tuo cuore, E gli occhi tuoi guardino le mie vie.
27Fovea enim profunda est meretrix, et puteus angustus aliena.
27Perciocchè la meretrice è una fossa profonda, E la straniera un pozzo stretto.
28Insidiatur in via quasi latro, et quos incautos viderit, interficiet.]
28Ed anche ella sta agli agguati, come un ladrone; Ed accresce il numero de 'malfattori fra gli uomini.
29[Cui væ? cujus patri væ? cui rixæ? cui foveæ? cui sine causa vulnera? cui suffusio oculorum?
29A cui avvengono i guai? a cui i lai? A cui le contese? a cui i rammarichi? A cui le battiture senza cagione? a cui il rossore degli occhi?
30nonne his qui commorantur in vino, et student calicibus epotandis?
30A quelli che si fermano lungamente appresso il vino; A quelli che vanno cercando da mescere.
31Ne intuearis vinum quando flavescit, cum splenduerit in vitro color ejus: ingreditur blande,
31Non riguardare il vino, quando rosseggia, Quando sfavilla nella coppa, E cammina diritto.
32sed in novissimo mordebit ut coluber, et sicut regulus venena diffundet.
32Egli morderà alla fine come il serpente, E pungerà come l'aspido.
33Oculi tui videbunt extraneas, et cor tuum loquetur perversa.
33Allora gli occhi tuoi vedranno cose strane, E il tuo cuore parlerà cose stravolte.
34Et eris sicut dormiens in medio mari, et quasi sopitus gubernator, amisso clavo.
34E tu sarai come chi giace in mezzo al mare, E come chi dorme in su la cima dell'albero della nave.
35Et dices: Verberaverunt me, sed non dolui; traxerunt me, et ego non sensi. Quando evigilabo, et rursus vina reperiam?]
35Tu dirai: Altri mi ha battuto, ed io non ne ho sentita la doglia; Altri mi ha pesto, ed io non me ne sono avveduto; Quando mi risveglierò? io tornerò a cercarlo ancora.
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