Proverbiorum 27
Clementine Vulgate, 1598Translation
Clementine Vulgate, 1598
Diodati Bibbia 1885
1[Ne glorieris in crastinum, ignorans quid superventura pariat dies.
1Non gloriarti del giorno di domani; Perciocchè tu non sai ciò che il giorno partorirà.
2Laudet te alienus, et non os tuum; extraneus, et non labia tua.
2Loditi lo strano, e non la tua propria bocca; Lo straniero, e non le tue proprie labbra.
3Grave est saxum, et onerosa arena, sed ira stulti utroque gravior.
3Le pietre son pesanti, e la rena è grave; Ma l'ira dello stolto è più pesante che amendue quelle cose.
4Ira non habet misericordiam nec erumpens furor, et impetum concitati ferre quis poterit?
4La collera è una cosa crudele, e l'ira una cosa strabocchevole; E chi potrà durar davanti alla gelosia?
5Melior est manifesta correptio quam amor absconditus.
5Meglio vale riprensione palese, Che amore occulto.
6Meliora sunt vulnera diligentis quam fraudulenta oscula odientis.
6Le ferite di chi ama son leali; Ma i baci di chi odia sono simulati.
7Anima saturata calcabit favum, et anima esuriens etiam amarum pro dulci sumet.
7La persona satolla calca il favo del miele ; Ma alla persona affamata ogni cosa amara è dolce.
8Sicut avis transmigrans de nido suo, sic vir qui derelinquit locum suum.
8Quale è l'uccelletto, che va ramingo fuor del suo nido, Tale è l'uomo che va vagando fuor del suo luogo.
9Unguento et variis odoribus delectatur cor, et bonis amici consiliis anima dulcoratur.]
9L'olio odorifero e il profumo rallegrano il cuore; Così fa la dolcezza dell'amico dell'uomo per consiglio cordiale.
10[Amicum tuum et amicum patris tui ne dimiseris, et domum fratris tui ne ingrediaris in die afflictionis tuæ. Melior est vicinus juxta quam frater procul.
10Non lasciare il tuo amico, nè l'amico di tuo padre; E non entrare in casa del tuo fratello nel giorno della tua calamità; Meglio vale un vicino presso, che un fratello lontano.
11Stude sapientiæ, fili mi, et lætifica cor meum, ut possis exprobranti respondere sermonem.
11Figliuol mio, sii savio, e rallegra il mio cuore; Ed io avrò che rispondere a colui che mi farà vituperio.
12Astutus videns malum, absconditus est: parvuli transeuntes sustinuerunt dispendia.
12L' uomo avveduto, veggendo il male, si nasconde; Ma gli scempi passano oltre, e ne portano la pena.
13Tolle vestimentum ejus qui spopondit pro extraneo, et pro alienis aufer ei pignus.
13Prendi pure il vestimento di chi ha fatta sicurtà per lo strano; E prendi pegno da lui per la straniera.
14Qui benedicit proximo suo voce grandi, de nocte consurgens maledicenti similis erit.
14Chi benedice il suo prossimo ad alta voce, Levandosi la mattina a buon'ora, Ciò gli sarà reputato in maledizione.
15Tecta perstillantia in die frigoris et litigiosa mulier comparantur.
15Un gocciolar continuo in giorno di gran pioggia, E una donna rissosa, è tutt'uno.
16Qui retinet eam quasi qui ventum teneat, et oleum dexteræ suæ vocabit.
16Chi vuol tenerla serrata, pubblica di voler serrar del vento, E dell'olio nella sua man destra.
17Ferrum ferro exacuitur, et homo exacuit faciem amici sui.
17Il ferro si pulisce col ferro; Così l'uomo pulisce la faccia del suo prossimo.
18Qui servat ficum comedet fructus ejus, et qui custos est domini sui glorificabitur.
18Chi guarda il fico ne mangia il frutto; Così chi guarda il suo signore sarà onorato.
19Quomodo in aquis resplendent vultus prospicientium, sic corda hominum manifesta sunt prudentibus.
19Come l'acqua rappresenta la faccia alla faccia; Così il cuor dell'uomo rappresenta l'uomo all'uomo.
20Infernus et perditio numquam implentur: similiter et oculi hominum insatiabiles.
20Il sepolcro, e il luogo della perdizione, non son giammai satolli; Così anche giammai non si saziano gli occhi dell'uomo.
21Quomodo probatur in conflatorio argentum et in fornace aurum, sic probatur homo ore laudantis. Cor iniqui inquirit mala, cor autem rectum inquirit scientiam.
21La coppella è per l'argento, e il fornello per l'oro; Ma l'uomo è provato per la bocca che lo loda.
22Si contuderis stultum in pila quasi ptisanas feriente desuper pilo, non auferetur ab eo stultitia ejus.]
22Avvegnachè tu pestassi lo stolto in un mortaio, Col pestello, per mezzo del grano infranto, La sua follia non si dipartirebbe però da lui.
23[Diligenter agnosce vultum pecoris tui, tuosque greges considera:
23Abbi diligentemente cura delle tue pecore, Metti il cuor tuo alle mandre.
24non enim habebis jugiter potestatem, sed corona tribuetur in generationem et generationem.
24Perciocchè i tesori non durano in perpetuo; E la corona è ella per ogni età?
25Aperta sunt prata, et apparuerunt herbæ virentes, et collecta sunt fœna de montibus.
25Il fieno nasce, e l'erbaggio spunta, E le erbe de' monti son raccolte.
26Agni ad vestimentum tuum, et hædi ad agri pretium.
26Gli agnelli son per lo tuo vestire, E i becchi sono il prezzo di un campo.
27Sufficiat tibi lac caprarum in cibos tuos, et in necessaria domus tuæ, et ad victum ancillis tuis.]
27E l'abbondanza del latte delle capre è per tuo cibo, E per cibo di casa tua, E per lo vitto delle tue serventi.
Tip: use the ← and → keys to turn chapters.