ΠΑΡΟΙΜΙΑΙ 27
Septuagint (Greek Old Testament), second editionOriginal language
Septuagint (Greek Old Testament), second edition
Diodati Bibbia 1885
1ΜΗ καυχῶ τὰ εἰς αὔριον, οὐ γὰρ γινώσκεις τί τέξεται ἡ ἐπιοῦσα.
1Non gloriarti del giorno di domani; Perciocchè tu non sai ciò che il giorno partorirà.
2ἐγκωμιαζέτω σε ὁ πέλας καὶ μὴ τὸ σὸν στόμα, ἀλλότριος καὶ μὴ τὰ σὰ χείλη.
2Loditi lo strano, e non la tua propria bocca; Lo straniero, e non le tue proprie labbra.
3βαρὺ λίθος καὶ δυσβάστακτον ἄμμος, ὀργὴ δὲ ἄφρονος βαρυτέρα ἀμφοτέρων.
3Le pietre son pesanti, e la rena è grave; Ma l'ira dello stolto è più pesante che amendue quelle cose.
4ἀνελεήμων θυμὸς καὶ ὀξεῖα ὀργή, ἀλλ᾿ οὐδένα ὑφίσταται ζῆλος.
4La collera è una cosa crudele, e l'ira una cosa strabocchevole; E chi potrà durar davanti alla gelosia?
5κρείσσους ἔλεγχοι ἀποκεκαλυμμένοι κρυπτομένης φιλίας.
5Meglio vale riprensione palese, Che amore occulto.
6ἀξιοπιστόστερά εἰσι τραύματα φίλου ἢ ἐκούσια φιλήματα ἐχθροῦ.
6Le ferite di chi ama son leali; Ma i baci di chi odia sono simulati.
7ψυχὴ ἐν πλησμονῇ οὖσα κηρίοις ἐμπαίζει, ψυχῇ δὲ ἐνδεεῖ καὶ τὰ πικρὰ γλυκέα φαίνεται.
7La persona satolla calca il favo del miele ; Ma alla persona affamata ogni cosa amara è dolce.
8ὥσπερ ὅταν ὄρνεον καταπετασθῇ ἐκ τῆς ἰδίας νοσσιᾶς, οὕτως ἄνθρωπος δουλοῦται ὅταν ἀποξενωθῇ ἐκ τῶν ἰδίων τόπων.
8Quale è l'uccelletto, che va ramingo fuor del suo nido, Tale è l'uomo che va vagando fuor del suo luogo.
9μύροις καὶ οἴνοις καὶ θυμιάμασι τέρπεται καρδία, καταρρήγνυται δὲ ὑπὸ συμπτωμάτων ψυχή.
9L'olio odorifero e il profumo rallegrano il cuore; Così fa la dolcezza dell'amico dell'uomo per consiglio cordiale.
10φίλον σὸν ἢ φίλον πατρῷον μὴ ἐγκαταλίπῃς, εἰς δὲ τὸν οἶκον τοῦ ἀδελφοῦ σου μὴ εἰσέλθης ἀτυχῶν· κρείσσων φίλος ἐγγὺς ἢ ἀδελφὸς μακρὰν οἰκῶν.
10Non lasciare il tuo amico, nè l'amico di tuo padre; E non entrare in casa del tuo fratello nel giorno della tua calamità; Meglio vale un vicino presso, che un fratello lontano.
11σοφὸς γίνου, υἱέ, ἵνα σου εὐφραίνηται ἡ καρδία, καὶ ἀπόστρεψον ἀπὸ σοῦ ἐπονειδίστους λόγους.
11Figliuol mio, sii savio, e rallegra il mio cuore; Ed io avrò che rispondere a colui che mi farà vituperio.
12πανοῦργος κακῶν ἐπερχομένων ἀπεκρύβη, ἄφρονες δὲ ἐπελθόντες ζημίαν τίσουσιν.
12L' uomo avveduto, veggendo il male, si nasconde; Ma gli scempi passano oltre, e ne portano la pena.
13ἀφελοῦ τὸ ἱμάτιον αὐτοῦ, παρῆλθε γὰρ ὑβριστής, ὅστις τὰ ἀλλότρια λυμαίνεται.
13Prendi pure il vestimento di chi ha fatta sicurtà per lo strano; E prendi pegno da lui per la straniera.
14ὃς ἂν εὐλογῇ φίλον τὸ πρωΐ μεγάλῃ τῇ φωνῇ, καταρωμένου οὐδὲν διαφέρειν δόξει.
14Chi benedice il suo prossimo ad alta voce, Levandosi la mattina a buon'ora, Ciò gli sarà reputato in maledizione.
15σταγόνες ἐκβάλλουσιν ἄνθρωπον ἐν ἡμέρᾳ χειμερινῇ ἐκ τοῦ οἴκου αὐτοῦ, ὡσαύτως καὶ γυνὴ λοίδορος ἐκ τοῦ ἱδίου οἴκου.
15Un gocciolar continuo in giorno di gran pioggia, E una donna rissosa, è tutt'uno.
16Βορέας σκληρὸς ἄνεμος, ὀνόματι δὲ ἐπιδέξιος καλεῖται.
16Chi vuol tenerla serrata, pubblica di voler serrar del vento, E dell'olio nella sua man destra.
17σίδηρος σίδηρον ὀξύνει, ἀνὴρ δὲ παροξύνει πρόσωπον ἑταίρου.
17Il ferro si pulisce col ferro; Così l'uomo pulisce la faccia del suo prossimo.
18ὃς φυτεύει συκῆν φάγεται τοὺς καρποὺς αὐτῆς, ὃς δὲ φυλάσσει τὸν ἑαυτοῦ κύριον, τιμηθήσεται.
18Chi guarda il fico ne mangia il frutto; Così chi guarda il suo signore sarà onorato.
19ὥσπερ οὐκ ὅμοια πρόσωπα προσώποις, οὕτως οὐδὲ αἱ διάνοιαι τῶν ἀνθρώπων.
19Come l'acqua rappresenta la faccia alla faccia; Così il cuor dell'uomo rappresenta l'uomo all'uomo.
20ᾅδης καὶ ἀπώλεια οὐκ ἐμπίμπλανται, ὡσαύτως καὶ οἱ ὁφθαλμοὶ τῶν ἀνθρώπων ἄπληστοι. 20α βδέλυγμα Κυρίῳ στηρίζων ὀφθαλμόν, καὶ οἱ ἀπαίδευτοι ἀκρατεῖς γλώσσῃ.
20Il sepolcro, e il luogo della perdizione, non son giammai satolli; Così anche giammai non si saziano gli occhi dell'uomo.
21δοκίμιον ἀργυρῷ καὶ χρυσῷ πύρωσις, ἀνὴρ δὲ δοκιμάζεται διὰ στόματος ἐγκωμιαζόντων αὐτόν. 21α καρδία ἀνόμου ἐκζητεῖ κακά, καρδία δὲ εὐθὴς ἐκζητεῖ γνῶσιν.
21La coppella è per l'argento, e il fornello per l'oro; Ma l'uomo è provato per la bocca che lo loda.
22ἐὰν μαστιγοῖς ἄφρονα ἐν μέσῳ συνεδρίου ἀτιμάζων, οὐ μὴ περιέλῃς τὴν ἀφροσύνην αὐτοῦ.
22Avvegnachè tu pestassi lo stolto in un mortaio, Col pestello, per mezzo del grano infranto, La sua follia non si dipartirebbe però da lui.
23γνωστῶς ἐπιγνώσῃ ψυχὰς ποιμνίου σου καὶ ἐπιστήσεις καρδίαν σου σαῖς ἀγέλαις·
23Abbi diligentemente cura delle tue pecore, Metti il cuor tuo alle mandre.
24ὅτι οὐκ εἰς τὸν αἰῶνα ἀνδρὶ κράτος καὶ ἰσχύς, οὐδὲ παραδίδωσιν ἐκ γενεᾶς εἰς γενεάν.
24Perciocchè i tesori non durano in perpetuo; E la corona è ella per ogni età?
25ἐπιμελοῦ τῶν ἐν τῷ πεδίῳ χλωρῶν καὶ κερεῖς πόαν, καὶ σύναγε χόρτον ὀρεινόν,
25Il fieno nasce, e l'erbaggio spunta, E le erbe de' monti son raccolte.
26ἵνα ἔχῃς πρόβατα εἰς ἱματισμόν· τίμα πεδίον, ἵνα ὦσί σοι ἄρνες.
26Gli agnelli son per lo tuo vestire, E i becchi sono il prezzo di un campo.
27υἱέ, παρ᾿ ἐμοῦ ἔχεις ρήσεις ἰσχυρὰς εἰς τὴν ζωήν σου καὶ εἰς τὴν ζωὴν σῶν θεραπόντων.
27E l'abbondanza del latte delle capre è per tuo cibo, E per cibo di casa tua, E per lo vitto delle tue serventi.
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