Giobbe
Chapter 34
Diodati Bibbia 1885
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Giobbe 34

Diodati Bibbia 1885
Clementine Vulgate, 1598
1ED Elihu proseguì a parlare, e disse:
1Pronuntians itaque Eliu, etiam hæc locutus est:
2Voi savi, udite i miei ragionamenti; E voi intendenti, porgetemi l'orecchio.
2[Audite, sapientes, verba mea: et eruditi, auscultate me.
3Perciocchè l'orecchio esamina i ragionamenti, Come il palato assapora ciò che si deve mangiare.
3Auris enim verba probat, et guttur escas gustu dijudicat.
4Proponiamoci la dirittura, Giudichiamo fra noi che cosa sia bene.
4Judicium eligamus nobis, et inter nos videamus quid sit melius.
5Conciossiachè Giobbe abbia detto: Io son giusto; Iddio mi ha tolta la mia ragione.
5Quia dixit Job: Justus sum, et Deus subvertit judicium meum.
6Mentirei io intorno alla mia ragione? La saetta, con la quale son ferito, è dolorosissima, Senza che vi sia misfatto in me .
6In judicando enim me mendacium est: violenta sagitta mea absque ullo peccato.
7Quale è l'uomo simile a Giobbe, Che beve lo scherno come acqua?
7Quis est vir ut est Job, qui bibit subsannationem quasi aquam:
8E che cammina in compagnia con gli operatori d'iniquità, E va con gli uomini empi?
8qui graditur cum operantibus iniquitatem, et ambulat cum viris impiis?
9Perciocchè egli ha detto: L'uomo non fa niun profitto Di rendersi grato a Dio.
9Dixit enim: Non placebit vir Deo, etiam si cucurrerit cum eo.
10Perciò, uomini di senno, ascoltatemi; Tolga Iddio che vi sia empietà in Dio, O perversità nell'Onnipotente.
10Ideo, viri cordati, audite me: absit a Deo impietas, et ab Omnipotente iniquitas.
11Perciocchè egli rende all'uomo secondo l'opera sua, E fa trovare a ciascuno secondo la sua via.
11Opus enim hominis reddet ei, et juxta vias singulorum restituet eis.
12Sì veramente Iddio non opera empiamente, E l'Onnipotente non perverte la ragione.
12Vere enim Deus non condemnabit frustra, nec Omnipotens subvertet judicium.
13Chi gli ha commesso il governo della terra? E chi gli ha imposta la cura del mondo tutto intiero?
13Quem constituit alium super terram? aut quem posuit super orbem quem fabricatus est?
14Se egli ponesse mente all'uomo, Egli ritrarrebbe a sè il suo alito, ed il suo soffio;
14Si direxerit ad eum cor suum, spiritum illius et flatum ad se trahet.
15Ogni carne insieme trapasserebbe, E l'uomo ritornerebbe nella polvere.
15Deficiet omnis caro simul, et homo in cinerem revertetur.
16Se pur tu hai del senno, ascolta questo; Porgi l'orecchio alla voce de' miei ragionamenti.
16Si habes ergo intellectum, audi quod dicitur, et ausculta vocem eloquii mei:
17Di vero, colui che odia la dirittura signoreggerebbe egli? E condannerai tu colui che è sommamente giusto?
17numquid qui non amat judicium sanari potest? et quomodo tu eum qui justus est in tantum condemnas?
18Direbbesi egli ad un re: Scellerato? E a' principi: Empio?
18Qui dicit regi: Apostata; qui vocat duces impios;
19Quanto meno a colui che non ha riguardo alla qualità de' principi, Ed appo cui non è riconosciuto il possente, Per essere antiposto al povero, Perchè essi tutti sono opera delle sue mani?
19qui non accipit personas principum, nec cognovit tyrannum cum disceptaret contra pauperem: opus enim manuum ejus sunt universi.
20Essi muoiono in un momento, E di mezza notte tutto un popolo è conquassato, e perisce; E il potente è tolto via senza opera di mani.
20Subito morientur, et in media nocte turbabuntur populi: et pertransibunt, et auferent violentum absque manu.
21Perciocchè gli occhi suoi son sopra le vie dell'uomo, Ed egli vede tutti i passi di esso.
21Oculi enim ejus super vias hominum, et omnes gressus eorum considerat.
22Non vi è oscurità, nè ombra di morte alcuna, Ove si possan nascondere gli operatori d'iniquità.
22Non sunt tenebræ, et non est umbra mortis, ut abscondantur ibi qui operantur iniquitatem,
23Perciocchè Iddio non ha più riguardo all'uomo, Quando esso è per venire in giudicio davanti a lui.
23neque enim ultra in hominis potestate est, ut veniat ad Deum in judicium.
24Egli fiacca i possenti incomprensibilmente, E ne costituisce altri in luogo loro.
24Conteret multos, et innumerabiles, et stare faciet alios pro eis.
25Perciò, conoscendo egli le opere loro, Nel girar d'una notte son fiaccati,
25Novit enim opera eorum, et idcirco inducet noctem, et conterentur.
26Egli li sbatte come empi, In luogo di molti spettatori;
26Quasi impios percussit eos in loco videntium:
27Perciocchè si son rivolti indietro da lui, E non hanno considerate tutte le sue vie;
27qui quasi de industria recesserunt ab eo, et omnes vias ejus intelligere noluerunt:
28Facendo pervenire infino a lui il grido del povero, E facendogli udire lo strido degli afflitti.
28ut pervenire facerent ad eum clamorem egeni, et audiret vocem pauperum.
29Se egli rimanda in pace, chi condannerà? E se nasconde la sua faccia, chi lo riguarderà? O sia una nazione intiera , o un uomo solo ;
29Ipso enim concedente pacem, quis est qui condemnet? ex quo absconderit vultum, quis est qui contempletur eum, et super gentes, et super omnes homines?
30Acciocchè l'uomo profano non regni più E che il popolo non sia più tenuto ne' lacci.
30Qui regnare facit hominem hypocritam propter peccata populi.
31Certo ei ti si conveniva indirizzarti a Dio, dicendo: Io ho portato la pena ; io non peccherò più.
31Quia ergo ego locutus sum ad Deum, te quoque non prohibebo.
32Se vi è alcuna cosa , oltre a ciò che io veggo, mostramelo; Se io ho operato perversamente, io non continuerò più.
32Si erravi, tu doce me; si iniquitatem locutus sum, ultra non addam.
33Vorresti tu, ch'egli ti facesse la retribuzione di ciò ch' è proceduto da te? Sei tu che rifiuti ed eleggi, non già io; Di' pure ciò che tu sai.
33Numquid a te Deus expetit eam, quia displicuit tibi? tu enim cœpisti loqui, et non ego: quod si quid nosti melius, loquere.
34Gli uomini di senno diranno meco, E l'uomo savio mi acconsentirà,
34Viri intelligentes loquantur mihi, et vir sapiens audiat me.
35Che Giobbe non parla con conoscimento, E che le sue parole non sono con intendimento.
35Job autem stulte locutus est, et verba illius non sonant disciplinam.
36O padre mio, sia pur Giobbe provato infino all'ultimo, Per cagione delle sue repliche, simili a quelle degli uomini iniqui.
36Pater mi, probetur Job usque ad finem: ne desinas ab homine iniquitatis:
37Perciocchè altrimenti egli aggiungerà misfatto al suo peccato, Si batterà a palme fra noi, E moltiplicherà le parole sue contro a Dio.
37quia addit super peccata sua blasphemiam, inter nos interim constringatur: et tunc ad judicium provocet sermonibus suis Deum.]

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