Giobbe 31
Diodati Bibbia 1885Translation
Diodati Bibbia 1885
Clementine Vulgate, 1598
1Io avea fatto patto con gli occhi miei; Come dunque avrei io mirata la vergine?
1[Pepigi fœdus cum oculis meis, ut ne cogitarem quidem de virgine.
2E pur quale è la parte che Iddio mi ha mandata da alto? E quale è l'eredità che l'Onnipotente mi ha data da' luoghi sovrani?
2Quam enim partem haberet in me Deus desuper, et hæreditatem Omnipotens de excelsis?
3La ruina non è ella per lo perverso, E gli accidenti strani per gli operatori d'iniquità?
3Numquid non perditio est iniquo, et alienatio operantibus injustitiam?
4Non vede egli le mie vie? E non conta egli tutti i miei passi?
4Nonne ipse considerat vias meas, et cunctos gressus meos dinumerat?
5Se io son proceduto con falsità, E se il mio piè si è affrettato alla fraude,
5Si ambulavi in vanitate, et festinavit in dolo pes meus,
6Pesimi pure Iddio con bilance giuste, E conoscerà la mia integrità.
6appendat me in statera justa, et sciat Deus simplicitatem meam.
7Se i miei passi si sono stornati dalla diritta via, E se il mio cuore è ito dietro agli occhi miei, E se alcuna macchia mi è rimasta attaccata alla mano;
7Si declinavit gressus meus de via, et si secutum est oculos meos cor meum, et si manibus meis adhæsit macula,
8Semini pure io, e un altro se lo mangi; E sieno diradicati i miei rampolli.
8seram, et alius comedat, et progenies mea eradicetur.
9Se il mio cuore è stato allettato dietro ad alcuna donna, E se io sono stato all'agguato all'uscio del mio prossimo;
9Si deceptum est cor meum super muliere, et si ad ostium amici mei insidiatus sum,
10Macini pur la mia moglie ad un altro, E chininsi altri addosso a lei.
10scortum alterius sit uxor mea, et super illam incurventur alii.
11Perciocchè quello è una scelleratezza, Ed una iniquità da giudici.
11Hoc enim nefas est, et iniquitas maxima.
12Conciossiachè quello sarebbe stato un fuoco Che mi avrebbe consumato fino a perdizione, E avrebbe diradicata tutta la mia rendita.
12Ignis est usque ad perditionem devorans, et omnia eradicans genimina.
13Se io ho disdegnato di comparire in giudicio col mio servitore, E con la mia servente, Quando hanno litigato meco;
13Si contempsi subire judicium cum servo meo et ancilla mea, cum disceptarent adversum me:
14E che farei io, quando Iddio si leverà? E quando egli ne farà inchiesta, che gli risponderei?
14quid enim faciam cum surrexerit ad judicandum Deus? et cum quæsierit, quid respondebo illi?
15Colui che mi ha fatto nel seno non ha egli fatto ancora lui? Non è egli un medesimo che ci ha formati nella matrice?
15Numquid non in utero fecit me, qui et illum operatus est, et formavit me in vulva unus?
16Se io ho rifiutato a' poveri ciò che desideravano, Ed ho fatti venir meno gli occhi della vedova;
16Si negavi quod volebant pauperibus, et oculos viduæ expectare feci;
17E se ho mangiato tutto solo il mio boccone, E se l'orfano non ne ha eziandio mangiato;
17si comedi buccellam meam solus, et non comedit pupillus ex ea
18(Conciossiachè dalla mia faciullezza esso sia stato allevato meco, Come appresso un padre; Ed io abbia dal ventre di mia madre avuta cura della vedova );
18(quia ab infantia mea crevit mecum miseratio, et de utero matris meæ egressa est mecum);
19Se ho veduto che alcuno perisse per mancamento di vestimento, E che il bisognoso non avesse nulla da coprirsi;
19si despexi pereuntem, eo quod non habuerit indumentum, et absque operimento pauperem;
20Se le sue reni non mi hanno benedetto, E se egli non si è riscaldato con la lana delle mie pecore;
20si non benedixerunt mihi latera ejus, et de velleribus ovium mearum calefactus est;
21Se io ho levata la mano contro all'orfano, Perchè io vedeva chi mi avrebbe aiutato nella porta;
21si levavi super pupillum manum meam, etiam cum viderem me in porta superiorem:
22Caggiami la paletta della spalla, E sia il mio braccio rotto, e divelto dalla sua canna.
22humerus meus a junctura sua cadat, et brachium meum cum suis ossibus confringatur.
23Perciocchè io avea spavento della ruina mandata da Dio, E che io non potrei durar per la sua altezza.
23Semper enim quasi tumentes super me fluctus timui Deum, et pondus ejus ferre non potui.
24Se ho posto l'oro per mia speranza; E se ho detto all'oro fino: Tu sei la mia confidanza;
24Si putavi aurum robur meum, et obrizo dixi: Fiducia mea;
25Se mi son rallegrato perchè le mie facoltà fosser grandi, E perchè la mia mano avesse acquistato assai;
25si lætatus sum super multis divitiis meis, et quia plurima reperit manus mea;
26Se ho riguardato il sole, quando risplendeva; E la luna facendo il suo corso, chiara e lucente;
26si vidi solem cum fulgeret, et lunam incedentem clare,
27E se il mio cuore è stato di nascosto sedotto, E la mia bocca ha baciata la mia mano;
27et lætatum est in abscondito cor meum, et osculatus sum manum meam ore meo:
28Questa ancora è una iniquità da giudici; Conciossiachè io avrei rinnegato l'Iddio disopra.
28quæ est iniquitas maxima, et negatio contra Deum altissimum.
29Se mi son rallegrato della calamità del mio nemico, Se mi son commosso di allegrezza , quando male gli era sopraggiunto,
29Si gavisus sum ad ruinam ejus qui me oderat, et exsultavi quod invenisset eum malum:
30Io che non pure ho recato il mio palato a peccare, Per chieder la sua morte con maledizione;
30non enim dedi ad peccandum guttur meum, ut expeterem maledicens animam ejus.
31Se la gente del mio tabernacolo non ha detto: Chi ci darà della sua carne? Noi non ce ne potremmo giammai satollare…
31Si non dixerunt viri tabernaculi mei: Quis det de carnibus ejus, ut saturemur?
32Il forestiere non è restato la notte in su la strada; Io ho aperto il mio uscio al viandante.
32foris non mansit peregrinus: ostium meum viatori patuit.
33Se io ho coperto il mio misfatto, come fanno gli uomini, Per nasconder la mia iniquità nel mio seno…
33Si abscondi quasi homo peccatum meum, et celavi in sinu meo iniquitatem meam;
34Quantunque io potessi spaventare una gran moltitudine, Pure i più vili della gente mi facevano paura, Ed io mi taceva, e non usciva fuor della porta.
34si expavi ad multitudinem nimiam, et despectio propinquorum terruit me: et non magis tacui, nec egressus sum ostium.
35Oh! avessi io pure chi mi ascoltasse! Ecco, il mio desiderio è Che l'Onnipotente mi risponda, O che colui che litiga meco mi faccia una scritta;
35Quis mihi tribuat auditorem, ut desiderium meum audiat Omnipotens, et librum scribat ipse qui judicat,
36Se io non la porto in su la spalla, E non me la lego attorno a guisa di bende.
36ut in humero meo portem illum, et circumdem illum quasi coronam mihi?
37Io gli renderei conto di tutti i miei passi, Io mi accosterei a lui come un capitano.
37Per singulos gradus meos pronuntiabo illum, et quasi principi offeram eum.
38Se la mia terra grida contro a me, E se parimente i suoi solchi piangono;
38Si adversum me terra mea clamat, et cum ipsa sulci ejus deflent:
39Se ho mangiati i suoi frutti senza pagamento, E se ho fatto sospirar l'anima de' suoi padroni;
39si fructus ejus comedi absque pecunia, et animam agricolarum ejus afflixi:
40In luogo del grano nasca mi il tribolo, E il loglio in luogo dell'orzo. Qui finiscono i ragionamenti di Giobbe.
40pro frumento oriatur mihi tribulus, et pro hordeo spina.] Finita sunt verba Job.
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