Ecclesiaste
Chapter 6

Ecclesiaste

Diodati Bibbia 1885
vs Clementine Vulgate…
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Ecclesiaste 6

Diodati Bibbia 1885
Clementine Vulgate, 1598
1VI è un male che io ho veduto sotto il sole, ed è frequente fra gli uomini;
1[Est et aliud malum quod vidi sub sole, et quidem frequens apud homines:
2cioè: che vi è tal uomo, a cui Iddio ha date ricchezze, e facoltà, e gloria, talchè nulla manca all'anima sua, di tutto ciò ch'egli può desiderare; e pure Iddio non gli dà il potere di mangiarne, anzi uno strano le mangia. Questo è vanità, ed una mala doglia.
2vir cui dedit Deus divitias, et substantiam, et honorem, et nihil deest animæ suæ ex omnibus quæ desiderat; nec tribuit ei potestatem Deus ut comedat ex eo, sed homo extraneus vorabit illud: hoc vanitas et miseria magna est.
3Avvegnachè alcuno generi cento figliuoli , e viva molti anni, talchè il tempo della sua vita sia grande, se l'anima sua non è saziata di bene, e se non ha pur sepoltura, io dico che la condizione di un abortivo è migliore che la sua.
3Si genuerit quispiam centum liberos, et vixerit multos annos, et plures dies ætatis habuerit, et anima illius non utatur bonis substantiæ suæ, sepulturaque careat: de hoc ergo pronuntio quod melior illo sit abortivus.
4Perciocchè quell' abortivo è venuto in vano, e se ne va nelle tenebre, e il suo nome è coperto di tenebre.
4Frustra enim venit, et pergit ad tenebras, et oblivione delebitur nomen ejus.
5Ed avvegnachè non abbia veduto il sole, nè avuto alcun conoscimento, pure ha più riposo di quell' altro .
5Non vidit solem, neque cognovit distantiam boni et mali.
6Il quale, benchè egli vivesse duemila anni, se non gode del bene, che vantaggio ne ha egli? non vanno essi tutti in un medesimo luogo?
6Etiam si duobus millibus annis vixerit, et non fuerit perfruitus bonis, nonne ad unum locum properant omnia?
7Tutta la fatica dell'uomo è per la sua bocca; e pur l'anima sua non è giammai sazia.
7Omnis labor hominis in ore ejus; sed anima ejus non implebitur.
8Perciocchè, qual vantaggio ha il savio sopra lo stolto? qual vantaggio ha il povero intendente? di camminare davanti a' viventi.
8Quid habet amplius sapiens a stulto? et quid pauper, nisi ut pergat illuc ubi est vita?
9Meglio è il veder con gli occhi, che andar vagando qua e là con l'anima. Anche questo è vanità, e tormento di spirito.
9Melius est videre quod cupias, quam desiderare quod nescias. Sed et hoc vanitas est, et præsumptio spiritus.
10Già fu posto nome all'uomo ciò ch'egli è; ed egli è noto ch'esso nome fu Adamo; ed egli non può litigar con colui che è più forte di lui.
10Qui futurus est, jam vocatum est nomen ejus; et scitur quod homo sit, et non possit contra fortiorem se in judicio contendere.
11Quando vi son cose assai, esse accrescono la vanità; e che vantaggio ne ha l'uomo?
11Verba sunt plurima, multamque in disputando habentia vanitatem.]
12Perciocchè, chi sa qual cosa sia buona all'uomo in questa vita, tutti i giorni della vita della sua vanità, i quali egli passa come un'ombra? imperocchè, chi dichiarerà all'uomo ciò che sarà dopo lui sotto il sole?
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