Ecclesiaste 4
Diodati Bibbia 1885Translation
Diodati Bibbia 1885
Clementine Vulgate, 1598
1MA di nuovo io ho vedute tutte le oppressioni che si fanno sotto il sole; ed ecco, le lagrime degli oppressati i quali non hanno alcun consolatore, nè forza da potere scampar dalle mani de' loro oppressatori; non hanno, dico , alcun consolatore.
1[Verti me ad alia, et vidi calumnias quæ sub sole geruntur, et lacrimas innocentium, et neminem consolatorem, nec posse resistere eorum violentiæ, cunctorum auxilio destitutos,
2Onde io pregio i morti, che già son morti, più che i viventi, che sono in vita fino ad ora.
2et laudavi magis mortuos quam viventes;
3Anzi più felice che gli uni, e che gli altri, giudico colui che fino ad ora non è stato; il qual non ha vedute le opere malvage che si fanno sotto il sole.
3et feliciorem utroque judicavi qui necdum natus est, nec vidit mala quæ sub sole fiunt.
4Oltre a ciò, ho veduto che in ogni fatica, ed in ogni opera ben fatta, l'uomo è invidiato dal suo prossimo. Ciò ancora è vanità, e tormento di spirito.
4Rursum contemplatus sum omnes labores hominum, et industrias animadverti patere invidiæ proximi; et in hoc ergo vanitas et cura superflua est.
5Lo stolto piega le mani, e mangia la sua carne, dicendo:
5Stultus complicat manus suas, et comedit carnes suas, dicens:
6Meglio è una menata con riposo, che amendue i pugni pieni con travaglio, e con tormento di spirito.
6Melior est pugillus cum requie, quam plena utraque manus cum labore et afflictione animi.
7Ma di nuovo ho veduta un' altra vanità sotto il sole.
7Considerans, reperi et aliam vanitatem sub sole.
8Vi è tale, che è solo, e non ha alcun secondo; ed anche non ha figliuoli, nè fratello, e pure egli si affatica senza fine, ed anche l'occhio suo non è giammai sazio di ricchezze; e non pensa: Per chi mi affatico, e privo la mia persona di bene? Questo ancora è vanità, ed un mal affare.
8Unus est, et secundum non habet, non filium, non fratrem, et tamen laborare non cessat, nec satiantur oculi ejus divitiis; nec recogitat, dicens: Cui laboro, et fraudo animam meam bonis? In hoc quoque vanitas est et afflictio pessima.]
9Due valgono meglio che un solo ; conciossiachè essi abbiano un buon premio della lor fatica.
9[Melius est ergo duos esse simul quam unum; habent enim emolumentum societatis suæ.
10Perciocchè, se l'uno cade, l'altro rileva il suo compagno; ma guai a chi è solo! perciocchè se cade, non vi è alcun secondo per rilevarlo.
10Si unus ceciderit, ab altero fulcietur. Væ soli, quia cum ceciderit, non habet sublevantem se.
11Oltre a ciò, se due dormono insieme, si riscalderanno; ma un solo come potrà egli riscaldarsi?
11Et si dormierint duo, fovebuntur mutuo; unus quomodo calefiet?
12E se alcuno fa forza all'uno, i due gli resisteranno; anche il cordone a tre fili non si rompe prestamente.
12Et si quispiam prævaluerit contra unum, duo resistunt ei; funiculus triplex difficile rumpitur.
13Meglio vale il fanciullo povero e savio, che il re vecchio e stolto, il qual non sa più essere ammonito.
13Melior est puer pauper et sapiens, rege sene et stulto, qui nescit prævidere in posterum.
14Perciocchè tale esce di carcere, per regnare; tale altresì, che è nato nel suo reame, diventa povero.
14Quod de carcere catenisque interdum quis egrediatur ad regnum; et alius, natus in regno, inopia consumatur.
15Io ho veduto che tutti i viventi sotto il sole vanno col fanciullo, che è la seconda persona, che ha da succedere al re.
15Vidi cunctos viventes qui ambulant sub sole cum adolescente secundo, qui consurget pro eo.
16Tutto il popolo senza fine va con lui, come aveano fatto tutti coloro che erano stati davanti a loro; quelli eziandio che verranno appresso, non si rallegreranno di lui. Certo, questo ancora è vanità, e tormento di spirito.
16Infinitus numerus est populi omnium qui fuerunt ante eum, et qui postea futuri sunt non lætabuntur in eo; sed et hoc vanitas et afflictio spiritus.]
no verse 17 in this text
17[Custodi pedem tuum ingrediens domum Dei, et appropinqua ut audias. Multo enim melior est obedientia quam stultorum victimæ, qui nesciunt quid faciunt mali.]
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