Corinthios I
Chapter 11
Clementine Vulgate, 1598
vs Diodati Bibbia 1885
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Corinthios I 11

Clementine Vulgate, 1598
Diodati Bibbia 1885
1Imitatores mei estote, sicut et ego Christi.
1Siate miei imitatori, siccome io ancora lo son di Cristo.
2Laudo autem vos fratres quod per omnia mei memores estis: et sicut tradidi vobis, præcepta mea tenetis.
2OR io vi lodo, fratelli, di ciò che vi ricordate di me in ogni cosa; e che ritenete gli ordinamenti, secondo che io ve li ho dati.
3Volo autem vos scire quod omnis viri caput, Christus est: caput autem mulieris, vir: caput vero Christi, Deus.
3Ma io voglio che sappiate, che il capo d'ogni uomo è Cristo, e che il capo della donna è l'uomo, e che il capo di Cristo è Iddio.
4Omnis vir orans, aut prophetans velato capite, deturpat caput suum.
4Ogni uomo, orando, o profetizzando, col capo coperto, fa vergogna al suo capo.
5Omnis autem mulier orans, aut prophetans non velato capite, deturpat caput suum: unum enim est ac si decalvetur.
5Ma ogni donna, orando, o profetizzando, col capo scoperto, fa vergogna al suo capo; perciocchè egli è una medesima cosa che se fosse rasa.
6Nam si non velatur mulier, tondeatur. Si vero turpe est mulieri tonderi, aut decalvari, velet caput suum.
6Imperocchè, se la donna non si vela, si tagli anche i capelli! Ora se è cosa disonesta per la donna il tagliarsi i capelli, o il radersi il capo, si veli.
7Vir quidem non debet velare caput suum: quoniam imago et gloria Dei est, mulier autem gloria viri est.
7Poichè, quant'è all'uomo, egli non deve velarsi il capo, essendo l'immagine, e la gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell'uomo.
8Non enim vir ex muliere est, sed mulier ex viro.
8Perciocchè l'uomo non è dalla donna, ma la donna dall'uomo.
9Etenim non est creatus vir propter mulierem, sed mulier propter virum.
9Imperocchè ancora l'uomo non fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo.
10Ideo debet mulier potestatem habere supra caput propter angelos.
10Perciò, la donna deve, per cagion degli angeli, aver sul capo un segno del la podestà da cui dipende .
11Verumtamen neque vir sine muliere: neque mulier sine viro in Domino.
11Nondimeno, nè l'uomo è senza la donna, nè la donna senza l'uomo, nel Signore.
12Nam sicut mulier de viro, ita et vir per mulierem: omnia autem ex Deo.
12Perciocchè, siccome la donna è dall'uomo, così ancora l'uomo è per la donna; ed ogni cosa è da Dio.
13Vos ipsi judicate: decet mulierem non velatam orare Deum?
13Giudicate fra voi stessi: è egli convenevole che la donna faccia orazione a Dio, senza esser velata?
14Nec ipsa natura docet vos, quod vir quidem si comam nutriat, ignominia est illi:
14La natura stessa non v'insegna ella ch'egli è disonore all'uomo se egli porta chioma?
15mulier vero si comam nutriat, gloria est illi: quoniam capilli pro velamine ei dati sunt.
15Ma, se la donna porta chioma, che ciò le è onore? poichè la chioma le è data per velo.
16Si quis autem videtur contentiosus esse: nos talem consuetudinem non habemus, neque ecclesia Dei.
16Ora, se alcuno vuol parer contenzioso, noi, nè le chiese di Dio, non abbiamo una tale usanza.
17Hoc autem præcipio: non laudans quod non in melius, sed in deterius convenitis.
17OR io non vi lodo in questo, ch'io vi dichiaro, cioè , che voi vi raunate non in meglio, ma in peggio.
18Primum quidem convenientibus vobis in ecclesiam, audio scissuras esse inter vos, et ex parte credo.
18Perciocchè prima, intendo che quando vi raunate nella chiesa, vi son fra voi delle divisioni; e ne credo qualche parte.
19Nam oportet et hæreses esse, ut et qui probati sunt, manifesti fiant in vobis.
19Poichè bisogna che vi sieno eziandio delle sette fra voi, acciocchè coloro che sono accettevoli, sien manifestati fra voi.
20Convenientibus ergo vobis in unum, jam non est Dominicam cœnam manducare.
20Quando adunque voi vi raunate insieme, ciò che fate non è mangiar la Cena del Signore.
21Unusquisque enim suam cœnam præsumit ad manducandum, et alius quidem esurit, alius autem ebrius est.
21Perciocchè, nel mangiare, ciascuno prende innanzi la sua propria cena; e l'uno ha fame, e l'altro è ebbro.
22Numquid domos non habetis ad manducandum, et bibendum? aut ecclesiam Dei contemnitis, et confunditis eos qui non habent? Quid dicam vobis? laudo vos? in hoc non laudo.
22Perciocchè, non avete voi delle case per mangiare, e per bere? ovvero, sprezzate voi la chiesa di Dio, e fate vergogna a quelli che non hanno? che dirovvi? loderovvi in ciò? io non vi lodo.
23Ego enim accepi a Domino quod et tradidi vobis, quoniam Dominus Jesus in qua nocte tradebatur, accepit panem,
23Poichè io ho dal Signore ricevuto ciò che ancora ho dato a voi, cioè: che il Signore Gesù, nella notte ch'egli fu tradito, prese del pane;
24et gratias agens fregit, et dixit: Accipite, et manducate: hoc est corpus meum, quod pro vobis tradetur: hoc facite in meam commemorationem.
24e dopo aver rese grazie, lo ruppe, e disse: Pigliate, mangiate; quest'è il mio corpo, il qual per voi è rotto; fate questo in rammemorazione di me.
25Similiter et calicem, postquam cœnavit, dicens: Hic calix novum testamentum est in meo sanguine: hoc facite quotiescumque bibetis, in meam commemorationem.
25Parimente ancora prese il calice, dopo aver cenato, dicendo: Questo calice è il nuovo patto nel sangue mio; fate questo, ogni volta che voi ne berrete, in rammemorazione di me.
26Quotiescumque enim manducabitis panem hunc, et calicem bibetis, mortem Domini annuntiabitis donec veniat.
26Perciocchè, ogni volta che voi avrete mangiato di questo pane, o bevuto di questo calice, voi annunzierete la morte del Signore, finchè egli venga.
27Itaque quicumque manducaverit panem hunc, vel biberit calicem Domini indigne, reus erit corporis et sanguinis Domini.
27Perciò, chiunque avrà mangiato questo pane, o bevuto il calice del Signore, indegnamente, sarà colpevole del corpo, e del sangue del Signore.
28Probet autem seipsum homo: et sic de pane illo edat, et de calice bibat.
28Or provi l'uomo sè stesso, e così mangi di questo pane, e beva di questo calice.
29Qui enim manducat et bibit indigne, judicium sibi manducat et bibit, non dijudicans corpus Domini.
29Poichè chi ne mangia, e beve indegnamente, mangia e beve giudicio a sè stesso, non discernendo il corpo del Signore.
30Ideo inter vos multi infirmi et imbecilles, et dormiunt multi.
30Perciò fra voi vi son molti infermi, e malati; e molti dormono.
31Quod si nosmetipsos dijudicaremus, non utique judicaremur.
31Perciocchè, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati.
32Dum judicamur autem, a Domino corripimur, ut non cum hoc mundo damnemur.
32Ora, essendo giudicati, siamo dal Signore corretti, acciocchè non siamo condannati col mondo.
33Itaque fratres mei, cum convenitis ad manducandum, invicem exspectate.
33Per tanto, fratelli miei, raunandovi per mangiare, aspettatevi gli uni gli altri.
34Si quis esurit, domi manducet, ut non in judicium conveniatis. Cetera autem, cum venero, disponam.
34E se alcuno ha fame, mangi in casa; acciocchè non vi rauniate in giudicio. Or quant'è alle altre cose, io ne disporrò, quando sarà venuto.

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