Men Korint I 11
Kadede Kap (Pohnpeian New Testament and Psalms)
Diodati Bibbia 1885
1KOMAIL idauen ia do duen I kin idauen Krijtuj.
1Siate miei imitatori, siccome io ancora lo son di Cristo.
2I kin kapinaki komail omail tamataman ia ni meakan karoj, o dadaurata pun kan, duen i kakalikidi on komail er.
2OR io vi lodo, fratelli, di ciò che vi ricordate di me in ogni cosa; e che ritenete gli ordinamenti, secondo che io ve li ho dati.
3A i men, komail en ajadar, me Krijtuj tapwin ol akan, a ol me tapwin li, a Kot me tapwin Krijtuj.
3Ma io voglio che sappiate, che il capo d'ogni uomo è Cristo, e che il capo della donna è l'uomo, e che il capo di Cristo è Iddio.
4A ma amen amen ren ol akan wia kapakap de kokop ap lijoropedi, a kin kajuedeki pein mon a.
4Ogni uomo, orando, o profetizzando, col capo coperto, fa vergogna al suo capo.
5A ma li amen wia kapakap de kokop, ap jota lijoropedi, nan I kin kajuedeki pein mon a, pwe a rajon me pit en mon a jeijei jan.
5Ma ogni donna, orando, o profetizzando, col capo scoperto, fa vergogna al suo capo; perciocchè egli è una medesima cosa che se fosse rasa.
6Pwe ma li amen jota lijoropedi, en koteda, a ma a kanamenok li en kotedar o kotokot, i en pwaindi mon a.
6Imperocchè, se la donna non si vela, si tagli anche i capelli! Ora se è cosa disonesta per la donna il tagliarsi i capelli, o il radersi il capo, si veli.
7A ol o ender lijoropedi, pwe i me kajanjal o linan en Kot, a li o me linan en ol o.
7Poichè, quant'è all'uomo, egli non deve velarsi il capo, essendo l'immagine, e la gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell'uomo.
8Pwe ol jo tapi jan li, a li jan ol o.
8Perciocchè l'uomo non è dalla donna, ma la donna dall'uomo.
9Pwe ol jota wiaui on li, a li wiaui on ol o.
9Imperocchè ancora l'uomo non fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo.
10I me li o en kida manaman eu pon mon a pweki tounlan kan,
10Perciò, la donna deve, per cagion degli angeli, aver sul capo un segno del la podestà da cui dipende .
11Ari jo, li amen jota kak mia ma jota ol; o ol amen jota kak mia, ma jota li, a mepukat ren Kaun o.
11Nondimeno, nè l'uomo è senza la donna, nè la donna senza l'uomo, nel Signore.
12Pwe duen li o a tapi jan ol, iduen ol o wiaui kida li, a karoj wiauier ren Kot.
12Perciocchè, siccome la donna è dall'uomo, così ancora l'uomo è per la donna; ed ogni cosa è da Dio.
13Komail en pein kajauiada, ma a janjal mau, ma li amen kapakap on Kot, ap jo lijoropedi.
13Giudicate fra voi stessi: è egli convenevole che la donna faccia orazione a Dio, senza esser velata?
14De pein komail aja, me kanamenok pan ol, ma a pwili peipei.
14La natura stessa non v'insegna ella ch'egli è disonore all'uomo se egli porta chioma?
15A linan en li a pwilipeipei, pwe pid en mon a en ko on i, en pwaindi i.
15Ma, se la donna porta chioma, che ciò le è onore? poichè la chioma le è data per velo.
16A ma amen re omail men akamai, a en aja, me kit jota kin wia due, momodijou en Kot akan pil jo.
16Ora, se alcuno vuol parer contenzioso, noi, nè le chiese di Dio, non abbiamo una tale usanza.
17A ni ai kujonededa me pukat i jota kin kapina omail pokon pena, me jota kin ka maui a kajuedeki komail,
17OR io non vi lodo in questo, ch'io vi dichiaro, cioè , che voi vi raunate non in meglio, ma in peggio.
18Pwe ni omail pokon pena nan momodijou, i ronadar, me komail kin liak toror pajan, o i mur kamelele.
18Perciocchè prima, intendo che quando vi raunate nella chiesa, vi son fra voi delle divisioni; e ne credo qualche parte.
19Pwe komail en liak toror pajan, pwe me pun kan en janjal kida re omail.
19Poichè bisogna che vi sieno eziandio delle sette fra voi, acciocchè coloro che sono accettevoli, sien manifestati fra voi.
20Komail lao pokon pena waja kij, kaidin i jak kamadip en Kaun o.
20Quando adunque voi vi raunate insieme, ciò che fate non è mangiar la Cena del Signore.
21Pwe ni kamadip toun kapar kin amatan maj, a amen men manadar, a amen jokolar.
21Perciocchè, nel mangiare, ciascuno prende innanzi la sua propria cena; e l'uno ha fame, e l'altro è ebbro.
22Jota im omail, waja en mana o nim? De komail kin mamaleki momodijou en Kot o kanamenok ir ala, me jota ar tunol? Da me i en inda? I en kapin komail? Ni mepukat i jota pan kapina.
22Perciocchè, non avete voi delle case per mangiare, e per bere? ovvero, sprezzate voi la chiesa di Dio, e fate vergogna a quelli che non hanno? che dirovvi? loderovvi in ciò? io non vi lodo.
23Pwe i aleer jan ren Kaun o, me i pwiliki on komail er, me Kaun Iejuj pon ota en a panala, a limada prot,
23Poichè io ho dal Signore ricevuto ciò che ancora ho dato a voi, cioè: che il Signore Gesù, nella notte ch'egli fu tradito, prese del pane;
24Murin a laolaoki, kamauieda, pilitiki pajan, majani: Ale tunole war ai met et, me pilitiki on komail, en wia, pwen katakataman kin ia.
24e dopo aver rese grazie, lo ruppe, e disse: Pigliate, mangiate; quest'è il mio corpo, il qual per voi è rotto; fate questo in rammemorazione di me.
25A murin jak, a pil kotin limada dal majani: Dal wet iei inau kap, me wiaui kidar nt’ ai. Pan pak en omail nima jan, komail wiaki men kataman kin ia.
25Parimente ancora prese il calice, dopo aver cenato, dicendo: Questo calice è il nuovo patto nel sangue mio; fate questo, ogni volta che voi ne berrete, in rammemorazione di me.
26Pwe pan pak en omail kan prot wet o nima jan dal wet, Komail kajanjaleda en Kaun a matala, lao a kotido.
26Perciocchè, ogni volta che voi avrete mangiato di questo pane, o bevuto di questo calice, voi annunzierete la morte del Signore, finchè egli venga.
27Ari me kan prot wet o nim jan dal en Kaun o ap jo war on iei me dip ion war o ntan Kaun o.
27Perciò, chiunque avrà mangiato questo pane, o bevuto il calice del Signore, indegnamente, sarà colpevole del corpo, e del sangue del Signore.
28Amen amen en kajauiada pein i, ap kan jan prot o nima jan dal o.
28Or provi l'uomo sè stesso, e così mangi di questo pane, e beva di questo calice.
29Pwe me kan o nim jowar, kin kan o nim kadeik on pein i, pwe a jota kajampwaleki war o.
29Poichè chi ne mangia, e beve indegnamente, mangia e beve giudicio a sè stesso, non discernendo il corpo del Signore.
30Nan i me toto nan pun omail me luetalar o jomaudar, o me toto mairedier.
30Perciò fra voi vi son molti infermi, e malati; e molti dormono.
31Pwe ma kitail kajauiada pein kitail, kitail jota pan pakadeikada.
31Perciocchè, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati.
32A ma kitail pan pakadeikada, kitail pan kalokolok ren Kaun o, pwe kitail de ian men liki lokidokila.
32Ora, essendo giudicati, siamo dal Signore corretti, acciocchè non siamo condannati col mondo.
33Ari ri ai ol akan, komail lao pokon pena pwen jak, en papajan pena amen amen.
33Per tanto, fratelli miei, raunandovi per mangiare, aspettatevi gli uni gli altri.
34A ma amen men manadar, i en mana maj nan im a; pwe komail de pokon penan kadeik o. A me lua kan i pan kapunala ni ai pwara won.
34E se alcuno ha fame, mangi in casa; acciocchè non vi rauniate in giudicio. Or quant'è alle altre cose, io ne disporrò, quando sarà venuto.
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