Epistola Di S. Paolo Ii A' Corinti
Chapter 11

Epistola Di S. Paolo Ii A' Corinti

Diodati Bibbia 1885
vs Clementine Vulgate…
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Epistola Di S. Paolo Ii A' Corinti 11

Diodati Bibbia 1885
Clementine Vulgate, 1598
1OH quanto desidererei che voi comportaste un poco la mia follia! ma sì, comportatemi.
1Utinam sustineretis modicum quid insipientiæ meæ, sed et supportare me:
2Poichè io son geloso di voi d'una gelosia di Dio; perciocchè io vi ho sposati ad un marito, per presentare una casta vergine a Cristo.
2æmulor enim vos Dei æmulatione. Despondi enim vos uni viro, virginem castam exhibere Christo.
3Ma io temo che come il serpente sedusse Eva, con la sua astuzia; così talora le vostre menti non sieno corrotte, e sviate dalla semplicità che deve essere inverso Cristo.
3Timeo autem ne sicut serpens Hevam seduxit astutia sua, ita corrumpantur sensus vestri, et excidant a simplicitate, quæ est in Christo.
4Perciocchè se uno viene a voi a predicarvi un altro Gesù che noi non abbiam predicato, o se voi da esso ricevete un altro Spirito che non avete ricevuto, o un vangelo diverso da quello che avete accettato; voi lo tollerate.
4Nam si is qui venit, alium Christum prædicat, quem non prædicavimus, aut alium spiritum accipitis, quem non accepistis: aut aliud Evangelium, quod non recepistis: recte pateremini.
5Or io stimo di non essere stato da niente meno di cotesti apostoli sommi.
5Existimo enim nihil me minus fecisse a magnis Apostolis.
6Che se pur sono idiota nel parlare, non lo son già nella conoscenza; anzi, del tutto siamo stati manifestati presso voi in ogni cosa.
6Nam etsi imperitus sermone, sed non scientia, in omnibus autem manifestati sumus vobis.
7Ho io commesso peccato, in ciò che mi sono abbassato me stesso, acciocchè voi foste innalzati? inquanto che gratuitamente vi ho evangelizzato l'evangelo di Dio?
7Aut numquid peccatum feci, meipsum humilians, ut vos exaltemini? quoniam gratis Evangelium Dei evangelizavi vobis?
8Io ho predate le altre chiese, prendendo salario per servire a voi.
8Alias ecclesias expoliavi, accipiens stipendium ad ministerium vestrum.
9Ed anche, essendo appresso di voi, ed avendo bisogno, non sono stato grave ad alcuno; perciocchè i fratelli, venuti di Macedonia, hanno supplito al mio bisogno; ed in ogni cosa mi son conservato senza esservi grave, ed anche per l'avvenire mi conserverò.
9Et cum essem apud vos, et egerem, nulli onerosus fui: nam quod mihi deerat, suppleverunt fratres, qui venerunt a Macedonia: et in omnibus sine onere me vobis servavi, et servabo.
10La verità di Cristo è in me, che questo vanto non sarà turato in me nelle contrade dell'Acaia.
10Est veritas Christi in me, quoniam hæc gloriatio non infringetur in me in regionibus Achaiæ.
11Perchè? forse perciocchè io non v'amo? Iddio lo sa.
11Quare? quia non diligo vos? Deus scit.
12Anzi ciò che io fo, lo farò ancora, per toglier l'occasione a coloro che desiderano occasione; acciocchè in ciò che si gloriano sieno trovati quali noi ancora.
12Quod autem facio, et faciam: ut amputem occasionem eorum qui volunt occasionem, ut in quo gloriantur, inveniantur sicut et nos.
13Perciocchè tali falsi apostoli sono operai frodolenti, trasformandosi in apostoli di Cristo.
13Nam ejusmodi pseudoapostoli sunt operarii subdoli, transfigurantes se in apostolos Christi.
14E non è maraviglia; perciocchè Satana stesso si trasforma in angelo di luce.
14Et non mirum: ipse enim Satanas transfigurat se in angelum lucis.
15Ei non è dunque gran cosa, se i suoi ministri ancora si trasformano in ministri di giustizia; de' quali la fine sarà secondo le loro opere.
15Non est ergo magnum, si ministri ejus transfigurentur velut ministri justitiæ: quorum finis erit secundum opera ipsorum.
16IO lo dico di nuovo: Niuno mi stimi esser pazzo; se no, ricevetemi eziandio come pazzo; acciocchè io ancora mi glorii un poco.
16Iterum dico (ne quis me putet insipientem esse, alioquin velut insipientem accipite me, ut et ego modicum quid glorier),
17Ciò ch'io ragiono in questa ferma confidanza di vanto, non lo ragiono secondo il Signore, ma come in pazzia.
17quod loquor, non loquor secundum Deum, sed quasi in insipientia, in hac substantia gloriæ.
18Poichè molti si gloriano secondo la carne, io ancora mi glorierò.
18Quoniam multi gloriantur secundum carnem: et ego gloriabor.
19Poichè voi, così savi, volentieri comportate i pazzi.
19Libenter enim suffertis insipientes, cum sitis ipsi sapientes.
20Perciocchè, se alcuno vi riduce in servitù, se alcuno vi divora, se alcuno prende, se alcuno s'innalza, se alcuno vi percuote in sul volto, voi lo tollerate.
20Sustinetis enim si quis vos in servitutem redigit, si quis devorat, si quis accipit, si quis extollitur, si quis in faciem vos cædit.
21Io lo dico a nostro vituperio, noi siamo stati deboli; e pure, in qualunque cosa alcuno si vanta, io lo dico in pazzia, mi vanto io ancora.
21Secundum ignobilitatem dico, quasi nos infirmi fuerimus in hac parte. In quo quis audet (in insipientia dico) audeo et ego:
22Sono eglino Ebrei? io ancora; sono eglino Israeliti? io ancora; sono eglino progenie di Abrahamo? io ancora.
22Hebræi sunt, et ego: Israëlitæ sunt, et ego: semen Abrahæ sunt, et ego.
23Sono eglino ministri di Cristo? io parlo da pazzo, io lo son più di loro ; in travagli molto più; in battiture senza comparazione più; in prigioni molto più; in morti molte volte più .
23Ministri Christi sunt (ut minus sapiens dico), plus ego: in laboribus plurimis, in carceribus abundantius, in plagis supra modum, in mortibus frequenter.
24Da' Giudei ho ricevute cinque volte quaranta battiture meno una.
24A Judæis quinquies, quadragenas, una minus, accepi.
25Io sono stato battuto di verghe tre volte, sono stato lapidato una volta, tre volte ho rotto in mare, ho passato un giorno ed una notte nell'abisso.
25Ter virgis cæsus sum, semel lapidatus sum: ter naufragium feci, nocte et die in profundo maris fui,
26Spesse volte sono stato in viaggi, in pericoli di fiumi, in pericoli di ladroni, in pericoli della mia nazione, in pericoli da' Gentili, in pericoli in città, in pericoli in solitudine, in pericoli in mare, in pericoli fra falsi fratelli;
26in itineribus sæpe, periculis fluminum, periculis latronum, periculis ex genere, periculis ex gentibus, periculis in civitate, periculis in solitudine, periculis in mari, periculis in falsis fratribus:
27in fatica, e travaglio; sovente in veglie, in fame, ed in sete; in digiuni spesse volte; in freddo, e nudità.
27in labore et ærumna, in vigiliis multis, in fame et siti, in jejuniis multis, in frigore et nuditate,
28Oltre alle cose che son di fuori, ciò che si solleva tuttodì contro a me, è la sollecitudine per tutte le chiese.
28præter illa quæ extrinsecus sunt, instantia mea quotidiana, sollicitudo omnium ecclesiarum.
29Chi è debole, ch'io ancora non sia debole? chi è scandalezzato, ch'io non arda?
29Quis infirmatur, et ego non infirmor? quis scandalizatur, et ego non uror?
30Se convien gloriarsi, io mi glorierò delle cose della mia debolezza.
30Si gloriari oportet, quæ infirmitatis meæ sunt, gloriabor.
31Iddio e Padre del nostro Signor Gesù Cristo, il quale è benedetto in eterno, sa ch'io non mento.
31Deus et Pater Domini nostri Jesu Christi, qui est benedictus in sæcula, scit quod non mentior.
32In Damasco, il governatore del re Areta avea poste guardie nella città de' Damasceni, volendomi pigliare;
32Damasci præpositus gentis Aretæ regis custodiebat civitatem Damascenorum ut me comprehenderet:
33ma io fui calato dal muro per una finestra, in una sporta; e così scampai dalle sue mani.
33et per fenestram in sporta dimissus sum per murum, et sic effugi manus ejus.

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