Romanos
Chapter 14
Clementine Vulgate, 1598
vs Diodati Bibbia 1885
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Romanos 14

Clementine Vulgate, 1598
Diodati Bibbia 1885
1Infirmum autem in fide assumite, non in disceptationibus cogitationum.
1OR accogliete quel che è debole in fede; ma non già a quistioni di dispute.
2Alius enim credit se manducare omnia: qui autem infirmus est, olus manducet.
2L'uno crede di poter mangiar d'ogni cosa; ma l' altro, che è debole, mangia dell'erbe.
3Is qui manducat, non manducantem non spernat: et qui non manducat, manducantem non judicet: Deus enim illum assumpsit.
3Colui che mangia non isprezzi colui che non mangia, e colui che non mangia non giudichi colui che mangia; poichè Iddio l'ha preso a sè.
4Tu quis es, qui judicas alienum servum? domino suo stat, aut cadit: stabit autem: potens est enim Deus statuere illum.
4Chi sei tu, che giudichi il famiglio altrui? egli sta ritto, o cade, al suo proprio Signore, ma sarà raffermato, perciocchè Iddio è potente da raffermarlo.
5Nam alius judicat diem inter diem: alius autem judicat omnem diem: unusquisque in suo sensu abundet.
5L'uno stima un giorno più che l'altro; e l'altro stima tutti i giorni pari ; ciascuno sia appieno accertato nella sua mente.
6Qui sapit diem, Domino sapit, et qui manducat, Domino manducat: gratias enim agit Deo. Et qui non manducat, Domino non manducat, et gratias agit Deo.
6Chi ha divozione al giorno ve l'ha al Signore; e chi non ha alcuna divozione al giorno non ve l'ha al Signore. E chi mangia, mangia al Signore; perciocchè egli rende grazie a Dio; e chi non mangia non mangia al Signore, e pur rende grazie a Dio.
7Nemo enim nostrum sibi vivit, et nemo sibi moritur.
7Poichè niun di noi vive a sè stesso, nè muore a sè stesso.
8Sive enim vivemus, Domino vivimus: sive morimur, Domino morimur. Sive ergo vivimus, sive morimur, Domini sumus.
8Perciocchè, se pur viviamo, viviamo al Signore; e se moriamo, moriamo al Signore; dunque, o che viviamo, o che moriamo, siamo del Signore.
9In hoc enim Christus mortuus est, et resurrexit: ut et mortuorum et vivorum dominetur.
9Imperocchè a questo fine Cristo è morto, e risuscitato, e tornato a vita, acciocchè egli signoreggi e sopra i morti, e sopra e vivi.
10Tu autem quid judicas fratrem tuum? aut tu quare spernis fratrem tuum? omnes enim stabimus ante tribunal Christi.
10Or tu, perchè giudichi il tuo fratello? ovvero tu ancora, perchè sprezzi il tuo fratello? poichè tutti abbiamo a comparire davanti al tribunal di Cristo.
11Scriptum est enim: Vivo ego, dicit Dominus, quoniam mihi flectetur omne genu: et omnis lingua confitebitur Deo.
11Perciocchè egli è scritto: Come io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà davanti a me, ed ogni lingua darà gloria a Dio.
12Itaque unusquisque nostrum pro se rationem reddet Deo.
12Così adunque ciascun di noi renderà ragion di sè stesso a Dio.
13Non ergo amplius invicem judicemus: sed hoc judicate magis, ne ponatis offendiculum fratri, vel scandalum.
13PERCIÒ, non giudichiamo più gli uni gli altri; ma più tosto giudicate questo, di non porre intoppo, o scandalo al fratello.
14Scio, et confido in Domino Jesu, quia nihil commune per ipsum, nisi ei qui existimat quid commune esset, illi commune est.
14Io so, e son persuaso nel Signor Gesù, che niuna cosa per sè stessa è immonda; ma, a chi stima alcuna cosa essere immonda, ad esso è immonda.
15Si enim propter cibum frater tuus contristatur, jam non secundum caritatem ambulas. Noli cibo tuo illum perdere, pro quo Christus mortuus est.
15Ma, se il tuo fratello è contristato per lo cibo, tu non cammini più secondo carità; non far, col tuo cibo, perir colui per cui Cristo è morto.
16Non ergo blasphemetur bonum nostrum.
16Il vostro bene adunque non sia bestemmiato.
17Non est enim regnum Dei esca et potus: sed justitia, et pax, et gaudium in Spiritu Sancto:
17Perciocchè il regno di Dio non è vivanda, nè bevanda; ma giustizia, e pace, e letizia nello Spirito Santo.
18qui enim in hoc servit Christo, placet Deo, et probatus est hominibus.
18Perciocchè, chi in queste cose serve a Cristo è grato a Dio, ed approvato dagli uomini.
19Itaque quæ pacis sunt, sectemur: et quæ ædificationis sunt, in invicem custodiamus.
19Procacciamo adunque le cose che son della pace, e della scambievole edificazione.
20Noli propter escam destruere opus Dei, omnia quidem sunt munda: sed malum est homini, qui per offendiculum manducat.
20Non disfar l'opera di Dio per la vivanda; ben sono tutte le cose pure; ma vi è male per l'uomo che mangia con intoppo.
21Bonum est non manducare carnem, et non bibere vinum, neque in quo frater tuus offenditur, aut scandalizatur, aut infirmatur.
21Egli è bene non mangiar carne, e non ber vino, e non far cosa alcuna, nella quale il tuo fratello s'intoppa, o è scandalezzato, o è debole.
22Tu fidem habes? penes temetipsum habe coram Deo. Beatus qui non judicat semetipsum in eo quod probat.
22Tu, hai tu fede? abbila in te stesso, davanti a Dio; beato chi non condanna sè stesso in ciò ch'egli discerne.
23Qui autem discernit, si manducaverit, damnatus est: quia non ex fide. Omne autem, quod non est ex fide, peccatum est.
23Ma colui che sta in dubbio, se mangia, è condannato; perciocchè non mangia con fede; or tutto ciò che non è di fede è peccato.

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