Canticum Canticorum 2
Clementine Vulgate, 1598Translation
Clementine Vulgate, 1598
Diodati Bibbia 1885
1[Ego flos campi, et lilium convallium.
1Io son la rosa di Saron, Il giglio delle valli.
2Sponsus Sicut lilium inter spinas, sic amica mea inter filias.
2Quale è il giglio fra le spine, Tale è l'amica mia fra le fanciulle.
3Sponsa Sicut malus inter ligna silvarum, sic dilectus meus inter filios. Sub umbra illius quem desideraveram sedi, et fructus ejus dulcis gutturi meo.
3Quale è il melo fra gli alberi d'un bosco, Tale è il mio amico fra i giovani; Io ho desiderato d'esser all 'ombra sua, E mi vi son posta a sedere; E il suo frutto è stato dolce al mio palato.
4Introduxit me in cellam vinariam; ordinavit in me caritatem.
4Egli mi ha condotta nella casa del convito, E l'insegna ch'egli mi alza è: Amore.
5Fulcite me floribus, stipate me malis, quia amore langueo.
5Confortatemi con delle schiacciate d'uva, Sostenetemi con de' pomi, Perciocchè io languisco d'amore.
6Læva ejus sub capite meo, et dextera illius amplexabitur me.
6Sia la sua man sinistra sotto al mio capo, Ed abbraccimi la sua destra.
7Sponsus Adjuro vos, filiæ Jerusalem, per capreas cervosque camporum, ne suscitetis, neque evigilare faciatis dilectam, quoadusque ipsa velit.
7IO vi scongiuro, o figliuole di Gerusalemme, Per le cavriuole, e per le cerve della campagna, Che voi non isvegliate l'amor mio , e non le rompiate il sonno, Finchè non le piaccia.
8Sponsa Vox dilecti mei; ecce iste venit, saliens in montibus, transiliens colles.
8Ecco la voce del mio amico; Ecco, egli ora viene Saltando su per i monti, Saltellando su per i colli.
9Similis est dilectus meus capreæ, hinnuloque cervorum. En ipse stat post parietem nostrum, respiciens per fenestras, prospiciens per cancellos.
9L'amico mio è simile ad un cavriuolo, O ad un cerbiatto; Ecco ora sta dietro alla nostra parete, Egli riguarda per le finestre, Egli si mostra per i cancelli.
10En dilectus meus loquitur mihi. Sponsus Surge, propera, amica mea, columba mea, formosa mea, et veni:
10Il mio amico mi ha fatto motto, e mi ha detto: Levati, amica mia, bella mia, e vientene.
11jam enim hiems transiit; imber abiit, et recessit.
11Perciocchè, ecco, il verno è passato; Il tempo delle gran piogge è mutato, ed è andato via;
12Flores apparuerunt in terra nostra; tempus putationis advenit: vox turturis audita est in terra nostra;
12I fiori si veggono sulla terra; Il tempo del cantare è giunto, E s'ode la voce della tortola nella nostra contrada.
13ficus protulit grossos suos; vineæ florentes dederunt odorem suum. Surge, amica mea, speciosa mea, et veni:
13Il fico ha messi i suoi ficucci, E le viti fiorite rendono odore; Levati, amica mia, bella mia, e vientene.
14columba mea, in foraminibus petræ, in caverna maceriæ, ostende mihi faciem tuam, sonet vox tua in auribus meis: vox enim tua dulcis, et facies tua decora.
14O colomba mia, che stai nelle fessure delle rocce, Ne' nascondimenti de' balzi, Fammi vedere il tuo aspetto, Fammi udir la tua voce; Perciocchè la tua voce è soave, e il tuo aspetto è bello.
15Sponsa Capite nobis vulpes parvulas quæ demoliuntur vineas: nam vinea nostra floruit.
15Pigliateci le volpi, Le piccole volpi che guastano le vigne, Le nostre vigne fiorite.
16Dilectus meus mihi, et ego illi, qui pascitur inter lilia,
16Il mio amico è mio, ed io son sua; Di lui, che pastura la greggia fra i gigli.
17donec aspiret dies, et inclinentur umbræ. Revertere; similis esto, dilecte mi, capreæ, hinnuloque cervorum super montes Bether.]
17Ritornatene, amico mio, A guisa di cavriuolo o di cerbiatto, Sopra i monti di Beter, Finchè spiri l'aura del giorno, E che le ombre se ne fuggano.
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