Luka 20
Meriam Mir GospelsTranslation
Meriam Mir Gospels
Diodati Bibbia 1885
1Nerute gerger, E ereuerem abele ged ge, muige zogo meta, a etomeret debe mer, a uiaba zogozogo le giz a aotale giz, a aule giz ekue;
1ED avvenne un di que' giorni, che, mentre egli insegnava il popolo nel tempio, ed evangelizzava, i principali sacerdoti, e gli Scribi, con gli anziani, sopraggiunsero.
2A uiaba abi detager, kega, Mase ma keribi detager, Nalu abele sirdam ma ikeli abele gaire lu? nete le mari ikuar abele sirdam?
2E gli dissero: Dicci di quale autorità tu fai coteste cose; o, chi è colui che ti ha data cotesta autorità.
3E uiabi detaut, kega, Kaka uabi itimer netate merem: ua kari natagerare:
3Ed egli, rispondendo, disse loro: Anch'io vi domanderò una cosa; e voi ditemela:
4Nako Ioane ra bapataiso nagelam, nako kotorlam, nako lelam?
4Il battesimo di Giovanni era egli dal cielo, o dagli uomini?
5A ui mer batagerare, kega, Ese meriba detaut kotorlam; mena E meribi detager, kega, Nalugelam uaba nole abi oituli?
5Ed essi ragionavan fra loro, dicendo: Se diciamo che era dal cielo, egli ci dirà: Perchè dunque non gli credeste?
6Ese meriba detager, kega, lelam; epe abele ged ge meribi bakeru ditimeda: abelelam ui ge dikiaporare Ioane perofeta.
6Se altresì diciamo che era dagli uomini, tutto il popolo ci lapiderà; perciocchè egli è persuaso che Giovanni era profeta.
7Epe uiaba detaut, kega, Keriba umer kak nagelam.
7Risposero adunque che non sapevano onde egli fosse .
8Epe Iesu uiabi daratagerare, kega, Kaka umer kak uabi etomeret abele sirdam kaka ikeli gaire lu uridili.
8E Gesù disse loro: Io ancora non vi dirò di quale autorità io fo queste cose.
9Ege E uiabi daratagerare abele mer babisdarie: Nerute le ikeli uina gedub, E uiabi nakuarare uader dorge ikeli abele gedub ge, a E bakeamu muriz gedim gaire gerger barkare.
9POI prese a dire al popolo questa parabola. Un uomo piantò una vigna, e l'allogò a certi lavoratori, e se ne andò in viaggio, e dimorò fuori lungo tempo.
10Ege nurge baruk, E uiabim, gedub le, emariklu nerute memeg le, abele uina turum ko tais: ege uader le, emeri abele gedub ge, uiaba abi damarik, abele le no akomelu nolea turum asis kak.
10E nella stagione mandò un servitore a que' lavoratori, acciocchè gli desser del frutto della vigna; ma i lavoratori, battutolo, lo rimandarono vuoto.
11A E ko emariklu nerute memeg le: a uiaba abi ko damarik, a abi dituaki, E ko akomelu nole turum asis kak.
11Ed egli di nuovo vi mandò un altro servitore; ma essi, battuto ancora lui, e vituperatolo, lo rimandarono vuoto.
12Ege E ko namarkare neisi netate le: a uiaba abi naresedare maike uaeeumidare, a ui ge abi adem bakeuidare.
12Ed egli ne mandò ancora un terzo; ma essi, ferito ancora costui, lo cacciarono.
13Ege abele gedub kem le lut dikiapore, kega, Nalu ka akailu? kaka namariklu kabara nasnas uerem: nako, uiaba abi erdali, a abi omare.
13E il signor della vigna disse: Che farò? io vi manderò il mio diletto figliuolo; forse, quando lo vedranno, gli porteranno rispetto.
14A gedub le giz abi erdarare, ege uiaba mer batagerare, kega, Abkesem peike: mi abi apitare, iaueakai mi aisare abara ged.
14Ma i lavoratori, vedutolo, ragionaron fra loro, dicendo: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, acciocchè l'eredità divenga nostra.
15A uiaba adem emarikare sorem abele gedublam, a ui abi ipitare eumilu. Nalu lu gedub kem le lut uiabim ikeli abkoreb?
15E, cacciatolo fuor della vigna, l'uccisero. Che farà loro adunque il signor della vigna?
16E tabakeamulu, a gedub asesered le narsare, E ko nakuarare uina gedub uiabim uader le. A ui ge asorare, a uiaba detaut, kega, Nolea.
16Egli verrà, e distruggerà que' lavoratori, e darà la vigna ad altri. Ma essi, udito ciò , dissero: Così non sia.
17E uiabi dasmer a detager, kega, Nalu mer emetu detali, Abele baker tonar tonar le lut adem batauered, a mena ais meta kop tum ge?
17Ed egli, riguardatili in faccia, disse: Che cosa adunque è questo ch'è scritto: La pietra che gli edificatori hanno riprovata è divenuta il capo del cantone?
18Ese le ekesmeri abele baker ge tumem, a lid erapei; a ese baker etugered abi tumge, no obamuare.
18Chiunque caderà sopra quella pietra sarà fiaccato, ed ella triterà colui sopra cui ella caderà.
19Ege zogozogo le giz, pako aotale giz, uiaba lagelag abi erpei abele haua ge; a uiaba au geum abele ged; abelelam uiaba umele, abele mer uiabim babisdarie.
19ED i principali sacerdoti, e gli Scribi, cercavano in quella stessa ora di mettergli le mani addosso, perciocchè riconobbero ch'egli avea detta quella parabola contro a loro; ma temettero il popolo.
20Ui ge deraimerare, a uader namarkare abi dasmerare, a uiaba bes oituli, iaueakai nagri mer, a uiaba ais ikuar opole ra tagem a sirdamem.
20E, spiandolo, gli mandarono degl'insidiatori, che simulassero d'esser giusti, per soprapprenderlo in parole; per darlo in man della signoria, ed alla podestà del governatore.
21A ui ge abi itimerare, kega, Ereuer le ae, keriba umele ma barkak detaut pako ereuer, ma nole omare nerute le, a dikaer nerute le, epe ma ereuerem ageakar Ade ra gab:
21E quelli gli fecero una domanda, dicendo: Maestro, noi sappiamo che tu parli ed insegni dirittamente, e che non hai riguardo alla qualità delle persone, ma insegni la via di Dio in verità;
22Nako, abkoreb keriba ko ikuar Kaisaraim zegu lu, a nolea?
22ecci egli lecito di pagare il tributo a Cesare, o no?
23A E umele uiaba dikiapore, ege E uiabi daratagerare, kega, Nalugelam uaba kari mirem?
23Ed egli, avvedutosi della loro astuzia, disse loro: Perchè mi tentate?
24Debele ua kari denari natomertare. Nete ra op abele, pako abele detarda? Ui detagerare, kega, Kaisara.
24Mostratemi un denaro; di cui porta egli la figura, e la soprascritta? Ed essi, rispondendo, dissero: Di Cesare.
25Ege E uiabi daratagerare, kega, Kaisara ra lu, Kaisaraim ikuar; Ade ra lu, Adim ikuar.
25Ed egli disse loro: Rendete adunque a Cesare le cose di Cesare, e a Dio le cose di Dio.
26Ui umer kak derpeirare abara mer le op ge abele ged ge: a ui abara mer damerare, a uiaba mer kak.
26E non lo poterono soprapprendere in parole davanti al popolo; e, maravigliatisi della sua risposta, si tacquero.
27Uader Sadukaio giz, abim tabakeuare, a ui dikiaporare, kega, Nole le ko eded akaida eudelam; a uiaba abi itimerare, kega,
27OR alcuni de' Sadducei, i quali pretendono non esservi risurrezione, accostatisi, lo domandarono, dicendo:
28Ereuer le ae, Mose detali keribim, Ese nerute le la keimer eumida, abara kosker dikaerti, a nole uerem kak, abara keimer abele kosker egared, ko keimer kesem.
28Maestro, Mosè ci ha scritto, che se il fratello d'alcuno muore avendo moglie, e muore senza figliuoli, il suo fratello prenda la moglie, e susciti progenie al suo fratello.
29Sefen keimer giz: narbet kekiam ko ispida abara kosker, epe eumid, nole kesem kak;
29Or vi furono sette fratelli; e il primo, presa moglie, morì senza figliuoli.
30A nerute keimer abele kosker egared, epe eumid, nolea kesem kak, mokakalam nerute keimer.
30E il secondo prese quella moglie, e morì anch'egli senza figliuoli.
31A thri le ko ispid; mokakalam bakedida sefen le, uiaba eumida, nole kesem kak.
31Poi il terzo la prese; e simigliantemente tutti e sette; e morirono senza aver lasciati figliuoli.
32A keubu, kosker eumida.
32Ora, dopo tutti, morì anche la donna.
33Ese ko eded akaida tabarki, nete le uiabielam ais abele kosker? abelelam sefen le egared abele kosker.
33Nella risurrezione adunque, di chi di loro sarà ella moglie? poichè tutti e sette l'hanno avuta per moglie.
34Iesu uiabim detaut, kega, Peirdi, abele eded, kimiar kosker ispid:
34E Gesù, rispondendo, disse loro: I figliuoli di questo secolo sposano, e son maritati;
35A uiaba nagri debele, abele ko eded akaid, a nagri niaiem kerker, uiaba nole ispid kosker, a nole ispid kimiar:
35ma coloro che saranno reputati degni d'ottener quel secolo, e la risurrezion de' morti, non isposano, e non son maritati.
36A uiaba nolea ko eumid: epe uiaba mokakalam angela; a uiaba Ade ra omasker, a le giz ko eded akaida.
36Perciocchè ancora non possono più morire; poichè siano pari agli angeli; e son figliuoli di Dio, essendo figliuoli della risurrezione.
37Abele ko eded akaida eudelam, Mose de natomertare abele lu, nerute lu dardar, ko etomeret Iehoua Aberahama ra Ade, a Isaaka ra Ade, a Iakobo ra Ade.
37Or che i morti risuscitino, Mosè stesso lo dichiarò presso al pruno, quando egli nomina il Signore l'Iddio d'Abrahamo, e l'Iddio d'Isacco, e l'Iddio di Giacobbe.
38E nole uiaba Ade, abele le eumida, epe le giz eded: abelelam le uridili eded abielam.
38Or egli non è Dio de' morti, anzi de' viventi; poichè tutti vivono per lui.
39Ege uader aotale giz abi detager, kega, Ereuer le ae, mara mer au barkak.
39Ed alcuni degli Scribi gli fecer motto, e dissero: Maestro, bene hai detto.
40Keubu uiaba nolea ko saserim abi itimer nerute lu.
40E non ardirono più fargli alcuna domanda.
41Ege E uiabi daratagerare, kega, Nako uader detaut, Keriso, Dauida ra uerem?
41ED egli disse loro: Come dicono che il Cristo sia figliuolo di Davide?
42Ege Dauida de detaut, Salamo jauali, E detager, kega, Iehoua, kara Opole detager, kega, Ma emeri kara tuter tag pek,
42E pur Davide stesso, nel libro de' Salmi, dice: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra,
43Kaka ikeli uader mari derar, abele uteb ma teter emeri.
43finchè io abbia posti i tuoi nemici per iscannello de' tuoi piedi.
44Abele lu Dauida de etomeret abara Opole, nako ikeli abara uerem?
44Davide adunque lo chiama Signore. E come è egli suo figliuolo?
45Ege E uiabim detager, tabara kaimeg giz, a gaire le uridili abele ged ge, uiaba asarare,
45ORA, mentre tutto il popolo stava ascoltando, egli disse a' suoi discepoli.
46Ege uaba mamoro dasmerare gaire le aotale giz, uiaba digemeli perper am uali, ege uiaba lagelag gaire le uiabi omare pur uteb ge, pako aule bao sunago ge, a aule lu eidi abele uteb ge leuer eroare;
46Guardatevi dagli Scribi, i quali volentieri passeggiano in vesti lunghe, ed amano le salutazioni nelle piazze, e i primi seggi nelle raunanze, e i primi luoghi ne' conviti.
47Ege uader dedkoli mai kosker ra meta, a uiaba esorerapare au perper: E ispilu, a keubu uiaba au bodomalam.
47I quali divorano le case delle vedove, eziandio sotto specie di far lunghe orazioni; essi ne riceveranno maggior condannazione.
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