Jeremiæ
Chapter 10
Clementine Vulgate, 1598
vs Diodati Bibbia 1885
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Jeremiæ 10

Clementine Vulgate, 1598
Diodati Bibbia 1885
1[Audite verbum quod locutus est Dominus super vos, domus Israël.
1CASA d'Israele, ascoltate la parola che il Signore vi ha pronunziata.
2Hæc dicit Dominus: Juxta vias gentium nolite discere, et a signis cæli nolite metuere, quæ timent gentes,
2Così ha detto il Signore: Non imparate a seguitare i costumi delle genti, e non abbiate paura de' segni del cielo, perchè le genti ne hanno paura.
3quia leges populorum vanæ sunt. Quia lignum de saltu præcidit opus manus artificis in ascia:
3Perciocchè gli statuti de' popoli son vanità; conciossiachè si tagli un albero del bosco, per farne un lavoro di mani d'artefice con l'ascia.
4argento et auro decoravit illud: clavis et malleis compegit, ut non dissolvatur:
4Quello si adorna con oro, e con argento; e si fa star saldo con chiodi, e con martelli, acciocchè non sia mosso.
5in similitudinem palmæ fabricata sunt, et non loquentur: portata tollentur, quia incedere non valent. Nolite ergo timere ea, quia nec male possunt facere, nec bene.
5Son tratti diritti, a guisa di palma, e non parlano; convien portarli attorno, perchè non possono camminare; non temiate di loro; perciocchè non possono far danno alcuno, ed altresì in lor potere non è di fare alcun bene.
6Non est similis tui, Domine: magnus es tu, et magnum nomen tuum in fortitudine.
6Non vi è niuno pari a te, o Signore; tu sei grande, ed il tuo Nome è grande in forza.
7Quis non timebit te, o Rex gentium? tuum est enim decus: inter cunctos sapientes gentium, et in universis regnis eorum, nullus est similis tui.
7Chi non ti' temerebbe, o Re delle genti? conciossiachè questa ti si convenga; perciocchè, fra tutti i savi delle genti, e in tutti i regni loro, non vi è alcun pari a te.
8Pariter insipientes et fatui probabuntur: doctrina vanitatis eorum lignum est.
8E tutti insieme sono insensati, e pazzi; il legno è un ammaestramento di vanità.
9Argentum involutum de Tharsis affertur, et aurum de Ophaz: opus artificis et manus ærarii. Hyacinthus et purpura indumentum eorum: opus artificum universa hæc.
9L'argento, che si distende col martello, è addotto di Tarsis, e l'oro di Ufaz; sono opera di fabbro, e lavorio di mani di orafo; il lor vestimento è giacinto e porpora; essi tutti sono lavoro d' uomini industriosi.
10Dominus autem Deus verus est, ipse Deus vivens, et rex sempiternus. Ab indignatione ejus commovebitur terra, et non sustinebunt gentes comminationem ejus.
10Ma il Signore è il vero Dio, egli è l'Iddio vivente, e il Re eterno; la terra trema per la sua ira, e le genti non possono sostenere il suo cruccio.
11Sic ergo dicetis eis: Dii qui cælos et terram non fecerunt, pereant de terra et de his quæ sub cælo sunt !
11Così direte loro: Gl'Iddii, che non hanno fatto il cielo, e la terra, periscano d'in su la terra, e di sotto al cielo.
12Qui facit terram in fortitudine sua, præparat orbem in sapientia sua, et prudentia sua extendit cælos:
12Colui, che ha fatta la terra con la sua potenza, che ha stabilito il mondo con la sua sapienza, ed ha distesi i cieli col suo intendimento;
13ad vocem suam dat multitudinem aquarum in cælo, et elevat nebulas ab extremitatibus terræ: fulgura in pluviam facit, et educit ventum de thesauris suis.
13tosto ch'egli dà fuori la sua voce, vi è un romor d'acque nel cielo; egli fa salir vapori dalle estremità della terra, e fa i lampi per la pioggia, e trae il vento fuor de' suoi tesori.
14Stultus factus est omnis homo a scientia: confusus est artifex omnis in sculptili, quoniam falsum est quod conflavit, et non est spiritus in eis.
14Ogni uomo è insensato per scienza; ogni orafo è renduto infame per le sculture; perciocchè le sue statue di getto sono una falsità, e non vi è alcuno spirito in loro.
15Vana sunt, et opus risu dignum: in tempore visitationis suæ peribunt.
15Sono vanità, lavoro d'inganni; periranno nel tempo della lor visitazione.
16Non est his similis pars Jacob: qui enim formavit omnia, ipse est, et Israël virga hæreditatis ejus: Dominus exercituum nomen illi.
16Colui che è la parte di Giacobbe non è come queste cose; perciocchè egli è il Formator d'ogni cosa, ed Israele è la tribù della sua eredità; Il suo Nome è: Il Signor degli eserciti.
17Congrega de terra confusionem tuam, quæ habitas in obsidione:
17O ABITATRICE della fortezza, raccogli la tua mercatanzia, per portarla fuor del paese.
18quia hæc dicit Dominus: Ecce ego longe projiciam habitatores terræ in hac vice, et tribulabo eos ita ut inveniantur.
18Perciocchè, così ha detto il Signore: Ecco, questa volta gitterò via, come con una frombola, gli abitanti del paese, e li metterò in distretta, acciocchè trovino ciò che han meritato.
19Væ mihi super contritione mea: pessima plaga mea. Ego autem dixi: Plane hæc infirmitas mea est, et portabo illam.
19Ahi lasso me! dirà il paese , per cagione del mio fiaccamento! la mia piaga è dolorosa; e pure io avea detto: Questa è una doglia, che ben potrò sofferire.
20Tabernaculum meum vastatum est; omnes funiculi mei dirupti sunt: filii mei exierunt a me, et non subsistunt. Non est qui extendat ultra tentorium meum, et erigat pelles meas.
20Le mie tende son guaste, e tutte le mie corde son rotte; i miei figliuoli sono usciti fuor di me, e non sono più ; non vi è più alcuno che tenda il mio padiglione, nè che rizzi i miei teli.
21Quia stulte egerunt pastores, et Dominum non quæsierunt: propterea non intellexerunt, et omnis grex eorum dispersus est.
21Perciocchè i pastori son divenuti insensati, e non hanno ricercato il Signore; perciò non son prosperati, e tutte le lor mandre sono state dissipate.
22Vox auditionis ecce venit, et commotio magna de terra aquilonis: ut ponat civitates Juda solitudinem, et habitaculum draconum.
22Ecco, una voce di grido viene, con gran commovimento, dal paese di Settentrione, per ridurre le città di Giuda in desolazione, in ricetti di sciacalli.
23Scio, Domine, quia non est hominis via ejus, nec viri est ut ambulet, et dirigat gressus suos.
23O Signore, io conosco che la via dell'uomo non è in suo potere; e che non è in poter dell'uomo che cammina di addirizzare i suoi passi.
24Corripe me, Domine, verumtamen in judicio, et non in furore tuo, ne forte ad nihilum redigas me.
24O Signore, castigami, ma pur moderatamente; non nell'ira tua, che talora tu non mi faccia venir meno.
25Effunde indignationem tuam super gentes quæ non cognoverunt te, et super provincias quæ nomen tuum non invocaverunt: quia comederunt Jacob, et devoraverunt eum, et consumpserunt illum, et decus ejus dissipaverunt.]
25Spandi la tua ira sopra le genti che non ti conoscono, e sopra le nazioni che non invocano il tuo Nome; perciocchè han divorato Giacobbe; anzi l'han divorato, e consumato, ed hanno desolata la sua stanza.

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