ΙΩΒ 31
Septuagint (Greek Old Testament), second editionOriginal language
Septuagint (Greek Old Testament), second edition
Diodati Bibbia 1885
1ΔΙΑΘΗΚΗΝ ἐθέμην τοῖς ὀφθαλμοῖς μου καὶ οὐ συνήσω ἐπὶ παρθένον.
1Io avea fatto patto con gli occhi miei; Come dunque avrei io mirata la vergine?
2καὶ τί ἐμέρισεν ὁ Θεὸς ἄνωθεν καὶ κληρονομία ἱκανοῦ ἐξ ὑψίστων;
2E pur quale è la parte che Iddio mi ha mandata da alto? E quale è l'eredità che l'Onnipotente mi ha data da' luoghi sovrani?
3οὐχὶ ἀπώλεια τῷ ἀδίκῳ καὶ ἀπαλλοτρίωσις τοῖς ποιοῦσιν ἀνομίαν;
3La ruina non è ella per lo perverso, E gli accidenti strani per gli operatori d'iniquità?
4οὐχὶ αὐτὸς ὄψεται ὁδόν μου καὶ πάντα τὰ διαβήματά μου ἐξαριθμήσεται;
4Non vede egli le mie vie? E non conta egli tutti i miei passi?
5εἰ δὲ ἤμην πεπορευμένος μετὰ γελοιαστῶν, εἰ δὲ καὶ ἐσπούδασεν ὁ πούς μου εἰς δόλον·
5Se io son proceduto con falsità, E se il mio piè si è affrettato alla fraude,
6ἕσταμαι γὰρ ἐν ζυγῷ δικαίῳ, οἶδε δὲ ὁ Κύριος τὴν ἀκακίαν μου.
6Pesimi pure Iddio con bilance giuste, E conoscerà la mia integrità.
7εἰ ἐξέκλινεν ὁ πούς μου ἐκ τῆς ὁδοῦ, εἰ δὲ καὶ τῷ ὀφθαλμῷ ἐπηκολούθησεν ἡ καρδία μου, εἰ δὲ καὶ ταῖς χερσί μου ἡψάμην δώρων,
7Se i miei passi si sono stornati dalla diritta via, E se il mio cuore è ito dietro agli occhi miei, E se alcuna macchia mi è rimasta attaccata alla mano;
8σπείραιμι ἄρα καὶ ἄλλοι φάγοισαν, ἄρριζος δὲ γενοίμην ἐπὶ γῆς.
8Semini pure io, e un altro se lo mangi; E sieno diradicati i miei rampolli.
9εἰ ἐξηκολούθησεν ἡ καρδία μου γυναικὶ ἀνδρὸς ἑτέρου, εἰ καὶ ἐγκάθετος ἐγενόμην ἐπὶ θύραις αὐτῆς,
9Se il mio cuore è stato allettato dietro ad alcuna donna, E se io sono stato all'agguato all'uscio del mio prossimo;
10ἀρέσαι ἄρα καὶ ἡ γυνή μου ἑτέρῳ, τὰ δὲ νήπιά μου ταπεινωθείη·
10Macini pur la mia moglie ad un altro, E chininsi altri addosso a lei.
11θυμὸς γὰρ ὀργῆς ἀκατάσχετος τὸ μιᾶναι ἀνδρὸς γυναῖκα·
11Perciocchè quello è una scelleratezza, Ed una iniquità da giudici.
12πῦρ γάρ ἐστι καιόμενον ἐπὶ πάντων τῶν μερῶν, οὗ δ᾿ ἂν ἐπέλθῃ ἐκ ριζῶν ἀπώλεσεν.
12Conciossiachè quello sarebbe stato un fuoco Che mi avrebbe consumato fino a perdizione, E avrebbe diradicata tutta la mia rendita.
13εἰ δὲ καὶ ἐφαύλισα κρίμα θεράποντός μου ἢ θεραπαίνης, κρινομένων αὐτῶν πρός με,
13Se io ho disdegnato di comparire in giudicio col mio servitore, E con la mia servente, Quando hanno litigato meco;
14τί γὰρ ποιήσω, ἐὰν ἔτασίν μου ποιῆται ὁ Κύριος; ἐὰν δὲ καὶ ἐπισκοπήν, τίνα ἀπόκρισιν ποιήσομαι;
14E che farei io, quando Iddio si leverà? E quando egli ne farà inchiesta, che gli risponderei?
15πότερον οὐχ ὡς καὶ ἐγὼ ἐγενόμην ἐν γαστρί, καὶ ἐκεῖνοι γεγόνασι; γεγόναμεν δὲ ἐν τῇ αὐτῇ κοιλίᾳ.
15Colui che mi ha fatto nel seno non ha egli fatto ancora lui? Non è egli un medesimo che ci ha formati nella matrice?
16ἀδύνατοι δὲ χρείαν, ἥν ποτε εἶχον, οὐκ ἀπέτυχον, χήρας δὲ τὸν ὀφθαλμὸν οὐκ ἐξέτηξα.
16Se io ho rifiutato a' poveri ciò che desideravano, Ed ho fatti venir meno gli occhi della vedova;
17εἰ δὲ καὶ τὸν ψωμόν μου ἔφαγον μόνος καὶ οὐχὶ ὀρφανῷ μετέδωκα·
17E se ho mangiato tutto solo il mio boccone, E se l'orfano non ne ha eziandio mangiato;
18ὅτι ἐκ νεότητός μου ἐξέτρεφον ὡς πατήρ, καὶ ἐκ γαστρὸς μητρός μου ὡδήγησα·
18(Conciossiachè dalla mia faciullezza esso sia stato allevato meco, Come appresso un padre; Ed io abbia dal ventre di mia madre avuta cura della vedova );
19εἰ δὲ καὶ ὑπερεῖδον γυμνὸν ἀπολλύμενον καὶ οὐκ ἠμφίασα αὐτόν,
19Se ho veduto che alcuno perisse per mancamento di vestimento, E che il bisognoso non avesse nulla da coprirsi;
20ἀδύνατοι δὲ εἰ μὴ εὐλόγησάν με, ἀπὸ δὲ κουρᾶς ἀμνῶν μου ἐθερμάνθησαν οἱ ὦμοι αὐτῶν·
20Se le sue reni non mi hanno benedetto, E se egli non si è riscaldato con la lana delle mie pecore;
21εἰ ἐπῇρα ὀρφανῷ χεῖρα, πεποιθὼς ὅτι πολλή μοι βοήθεια περίεστιν,
21Se io ho levata la mano contro all'orfano, Perchè io vedeva chi mi avrebbe aiutato nella porta;
22ἀποσταίη ἄρα ὁ ὦμός μου ἀπὸ τῆς κλειδός, ὁ δὲ βραχίων μου ἀπὸ τοῦ ἀγκῶνος συντριβείη.
22Caggiami la paletta della spalla, E sia il mio braccio rotto, e divelto dalla sua canna.
23φόβος γὰρ Κυρίου συνέσχε με, ἀπὸ τοῦ λήμματος αὐτοῦ οὐχ ὑποίσω.
23Perciocchè io avea spavento della ruina mandata da Dio, E che io non potrei durar per la sua altezza.
24εἰ ἔταξα χρυσίον εἰς χοῦν μου, εἰ δὲ καὶ λίθῳ πολυτελεῖ ἐπεποίθησα,
24Se ho posto l'oro per mia speranza; E se ho detto all'oro fino: Tu sei la mia confidanza;
25εἰ δὲ καὶ εὐφράνθην πολλοῦ πλούτου μοι γενομένου, εἰ δὲ καὶ ἐπ᾿ ἀναριθμήτοις ἐθέμην χεῖρά μου·
25Se mi son rallegrato perchè le mie facoltà fosser grandi, E perchè la mia mano avesse acquistato assai;
26ἦ οὐχ ὁρῶ μὲν ἥλιον τὸν ἐπιφαύσκοντα ἐκλείποντα, σελήνην δὲ φθίνουσαν; οὐ γὰρ ἐπ᾿ αὐτοῖς ἐστιν.
26Se ho riguardato il sole, quando risplendeva; E la luna facendo il suo corso, chiara e lucente;
27καὶ εἰ ἠπατήθη λάθρᾳ ἡ καρδία μου, εἰ δὲ χεῖρά μου ἐπιθεὶς ἐπὶ στόματί μου ἐφίλησα,
27E se il mio cuore è stato di nascosto sedotto, E la mia bocca ha baciata la mia mano;
28καὶ τοῦτό μοι ἄρα ἀνομία ἡ μεγίστη λογισθείη, ὅτι ἐψευσάμην ἐναντίον Κυρίου τοῦ Ὑψίστου.
28Questa ancora è una iniquità da giudici; Conciossiachè io avrei rinnegato l'Iddio disopra.
29εἰ δὲ καὶ ἐπιχαρὴς ἐγενόμην πτώματι ἐχθρῶν μου καὶ εἶπεν ἡ καρδία μου· εὖγε,
29Se mi son rallegrato della calamità del mio nemico, Se mi son commosso di allegrezza , quando male gli era sopraggiunto,
30ἀκούσαι ἄρα τὸ οὖς μου τὴν κατάραν μου, θρυλληθείην δὲ ἄρα ὑπὸ λαοῦ μου κακούμενος.
30Io che non pure ho recato il mio palato a peccare, Per chieder la sua morte con maledizione;
31εἰ δὲ καὶ πολλάκις εἶπον αἱ θαράπαιναί μου· τίς ἂν δῴη ἡμῖν τῶν σαρκῶν αὐτοῦ πλησθῆναι; λίαν μου χρηστοῦ ὄντος·
31Se la gente del mio tabernacolo non ha detto: Chi ci darà della sua carne? Noi non ce ne potremmo giammai satollare…
32ἔξω δὲ οὐκ ηὐλίζετο ξένος, ἡ δὲ θύρα μου παντὶ ἐλθόντι ἀνέῳκτο.
32Il forestiere non è restato la notte in su la strada; Io ho aperto il mio uscio al viandante.
33εἰ δὲ καὶ ἁμαρτὼν ἀκουσίως ἔκρυψα τὴν ἁμαρτίαν μου,
33Se io ho coperto il mio misfatto, come fanno gli uomini, Per nasconder la mia iniquità nel mio seno…
34οὐ γὰρ διετράπην πολυοχλίαν πλήθους τοῦ μὴ ἐξαγορεῦσαι ἐνώπιον αὐτῶν· εἰ δὲ καὶ εἴασα ἀδύνατον ἐξελθεῖν θύραν μου κόλπῳ κενῷ,
34Quantunque io potessi spaventare una gran moltitudine, Pure i più vili della gente mi facevano paura, Ed io mi taceva, e non usciva fuor della porta.
35τίς δῴη ἀκούοντά μου; χεῖρα δὲ Κυρίου εἰ μὴ ἐδεδοίκειν, συγγραφὴν δέ, ἣν εἶχον κατά τινος,
35Oh! avessi io pure chi mi ascoltasse! Ecco, il mio desiderio è Che l'Onnipotente mi risponda, O che colui che litiga meco mi faccia una scritta;
36ἐπ᾿ ὤμοις ἂν περιθέμενος στέφανον ἀνεγίνωσκον,
36Se io non la porto in su la spalla, E non me la lego attorno a guisa di bende.
37καὶ εἰ μὴ ρήξας αὐτὴν ἀπέδωκα, οὐθὲν λαβὼν παρὰ χρεωφειλέτου·
37Io gli renderei conto di tutti i miei passi, Io mi accosterei a lui come un capitano.
38εἰ ἐπ᾿ ἐμοί ποτε ἡ γῆ ἐστέναξεν, εἰ δὲ καὶ οἱ αὔλακες αὐτῆς ἔκλαυσαν ὁμοθυμαδόν,
38Se la mia terra grida contro a me, E se parimente i suoi solchi piangono;
39εἰ δὲ καὶ τὴν ἰσχὺν αὐτῆς ἔφαγον μόνος ἄνευ τιμῆς, εἰ δὲ καὶ ψυχὴν κυρίου τῆς γῆς ἐκβαλὼν ἐλύπησα,
39Se ho mangiati i suoi frutti senza pagamento, E se ho fatto sospirar l'anima de' suoi padroni;
40ἀντὶ πυροῦ ἄρα ἐξέλθοι μοι κνίδη, ἀντὶ δὲ κριθῆς βάτος. καὶ ἐπαύσατο Ἰὼβ ρήμασιν.
40In luogo del grano nasca mi il tribolo, E il loglio in luogo dell'orzo. Qui finiscono i ragionamenti di Giobbe.
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