Evangelo Di S. Marco 7
Diodati Bibbia 1885Translation
Diodati Bibbia 1885
Meriam Mir Gospels
1ALLORA si raunarono appresso di lui i Farisei, ed alcuni degli Scribi, ch'eran venuti di Gerusalemme.
1Faresaio giz, a uader aotale giz, netat gedim abim Ierusalemalam.
2E veduti alcuni de' discepoli di esso prender cibo con le mani contaminate, cioè, non lavate, ne fecer querela.
2Uiaba dasmer uader abara kaimeg giz areto er oare a ogog tag arub kak, uiaba mer mer.
3Perciocchè i Farisei, anzi tutti i Giudei, non mangiano, se non si sono più volte lavate le mani, tenendo così la tradizion degli anziani.
3Abelelam Faresaio giz, a Iudaia giz, nole leuer aro kak, ese nole mamoro tag ogarub kak, uiaba aule ra tonar irmirauem.
4Ed anche, venendo d'in su la piazza, non mangiano, se non si son lavati tutto il corpo . Vi sono eziandio molte altre cose, che hanno ricevute da osservare: lavamenti di coppe, d'orciuoli, di vasellamenti di rame, e di lettiere.
4Uiaba tabarki leuer araplam, nole leuer aro kak, ese nole ogarup kak. A dordor tonar uiaba erpei, a ikerare, tanelu ogdirup, a tanelu tonar, a malil tanelu, a gaire sik.
5Poi i Farisei, e gli Scribi, lo domandarono, dicendo: Perchè non procedono i tuoi discepoli secondo la tradizione degli anziani, anzi prendon cibo senza lavarsi le mani?
5Faresaio giz a aotale giz abi itmer, kega, Nako mara kaimeg giz nole irmili aule giz ra tonar, epe leuer arouem a tag ogarup kak?
6Ma egli, rispondendo, disse loro: Ben di voi, ipocriti, profetizzò Isaia, siccome è scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il cuor loro è lungi da me.
6E uiabi daratagereda, kega, Isaia mamoro uabim bes le giz perofetaem, emetu detali, kega, Abele ged ge kari naospereda uiaba mitelam, a uiaba nerkep kara muriz ge.
7Ma invano mi onorano, insegnando dottrine che son comandamenti d'uomini.
7Uiaba sagim karim esorerapare, a gaire le la tonar ereuerem lelam.
8Avendo lasciato il comandamento di Dio, voi tenete la tradizione degli uomini, i lavamenti degli orciuoli e delle coppe, e fate assai altre simili cose.
8Uaba Ade ra gelar dekaierta, a le la tonar elele erpei.
9Disse loro ancora: Bene annullate voi il comandamento di Dio, per osservar la vostra tradizione.
9E uiabi daratagereda, kega, Uaba tonar Ade ra gelar dituaki, ueakai uaba tonar irmireda.
10Perciocchè Mosè ha detto: Onora tuo padre, e tua madre; e: Chi maledice padre, o madre, muoia di morte.
10Mose detager, kega, Mabi abera, a mabi apuera naospili; E dali tabara aba a apu desauersili, debele abi ipit eumilu:
11Ma voi dite: Se un uomo dice a suo padre, od a sua madre: Tutto ciò, onde tu potresti esser sovvenuto da me, sia Corban ( cioè offerta a Dio ),
11Epe uaba detagerare, kega, Ese nerute le tabara aba, a apu detager, kega, Abele kara lu mari upinati Korabana, tonar abele, Emetu Adim ikuar;
12voi non gli lasciate più far cosa alcuna per suo padre, o per sua madre;
12Uaba nole abi amari kak, ko nerut lu ikeli abem a apuem;
13annullando così la parola di Dio con la vostra tradizione, la quale voi avete ordinata. E fate assai cose simili.
13Abele uaba tonar lelam, Ade ra mer dedkoli; a gaire lu mokakalam uaba ikeli.
14Poi, chiamata a sè tutta la moltitudine, le disse: Ascoltatemi tutti, ed intendete:
14Ege E iako gaire le lakub derabgerare abim, E uiabi detagereda, kega, Uaba uridili kari asoli pako akmerem:
15Non vi è nulla di fuor dell'uomo, che, entrando in lui, possa contaminarlo; ma le cose che escon di lui son quelle che lo contaminano.
15Nole sor lu le nerkep ge badari, umele abi dedkoli; mamoro gaire lu abi nerkeplam osmeda, abele gaire lu le dedkoli.
16Se alcuno ha orecchie da udire, oda.
16Ese nerute le grip nagri ko asoli, debele E asoli.
17Poi, quando egli fu entrato in casa, lasciando la moltitudine, i suoi discepoli lo domandarono intorno alla parabola.
17E metaem balu gaire le kublam, abara kaimeg giz abim eutumer tonar mer babisdarie.
18Ed egli disse loro: Siete voi ancora così privi d'intelletto? non intendete voi che tutto ciò che di fuori entra nell'uomo non può contaminarlo?
18E uiabim daratagereda, kega, Nako uaba ko nole umer kak? Nako uaba nole akmer kak, nole sor lu le kem ge badari, umele le dedkoli;
19Poichè non gli entra nel cuore, anzi nel ventre, e poi se ne va nella latrina, purgando tutte le vivande.
19Abelelam nole abara kem ge badari, mamor teibur ge, a sumez ge imuda, a leuer uridili mamor ikeroa?
20Ma, diceva egli, ciò che esce dall'uomo è quel che lo contamina.
20Edetager, kega, Abele lu lelam osmeda, abele lu le dedkoli.
21Poichè di dentro, cioè, dal cuore degli uomini, procedono pensieri malvagi, adulterii, fornicazioni, omicidii, furti,
21Abelelam mui le nerkeplam osmeda gaire adud dikiapor, a kogem, a eruam, a le ipit eumilu, a keserkeser,
22cupidigie, malizie, frodi, lascivie, occhio maligno, bestemmia, alterezza, stoltizia.
22A lu lag, a uit tonar, a okardar, a opelid, a erkepagau, a ezu bameli, a baospili, a paim tonar:
23Tutte queste cose malvagie escon di dentro l'uomo, e lo contaminano.
23Abele gaire adud tonar pedali mui nerkeplam eosmeda, a le dedkoli.
24POI appresso, levatosi di là, se ne andò a' confini di Tiro e di Sidon; ed entrato in una casa, non voleva che alcun lo sapesse; ma non potè esser nascosto.
24E tekue ab gedelam, a nener Turo a Sidona bakeamulu. E nerute meta badari, a nole lakak nerute le abi dasmer; epe E nole umer kak ispili.
25Perciocchè una donna, la cui figliuoletta avea uno spirito immondo, udito parlar di Gesù, venne, e gli si gettò ai piedi;
25Nerute kosker, abara neur nagri uit lamar, E asoli Iesu pedali, E tabakeam a Iesu ra teter ge asorgiru:
26(or quella donna era Greca, Sirofenice di nazione); e lo pregava che cacciasse il demonio fuor della sua figliuola.
26Abele kosker Heleni kosker, Surofoiniki osmeda. E Iesui damos ko demoni imuda abara neurlam.
27Ma Gesù le disse: Lascia che prima i figliuoli sieno saziati; perciocchè non è onesto prendere il pan de' figliuoli, e gettar lo a' cagnuoli.
27Epe E abi detager, kega, Kekiam gaire uerem kem osmeda; nole abkoreb uerem ra leuer tais, a omai giz nakuarare.
28Ma ella rispose, e gli disse: Dici bene, o Signore: poichè anche i cagnuoli, di sotto alla tavola, mangiano delle miche de' figliuoli.
28Kosker abi detaut, kega, Ageakar, Opole; epe omai giz deroli laulau muige gaire leuer puipi uerem giz aroem.
29Ed egli le disse: Per cotesta parola, va', il demonio è uscito dalla tua figliuola.
29E koskerim detager, kega, Abele merlam, ma bakeam; demoni emetu bakeam marara neurlam.
30Ed ella, andata in casa sua, trovò il demonio essere uscito, e la figliuola coricata sopra il letto.
30Kosker tabara meta tabarki, E dasmer demoni nole akar, a abara neur uteidilu.
31POI Gesù , partitosi di nuovo dai confini di Tiro e di Sidon, venne presso al mar della Galilea, per mezzo i confini di Decapoli.
31E iako bakeamulu Turo a Sidona nenerlam, a Galilaia keper tabarki, eipu Dekapoli.
32E gli fu menato un sordo scilinguato; e fu pregato che mettesse la mano sopra lui.
32Uiaba abim tegared nerut lo grip batapeli, a lukluk mer; uiaba abi damos ko tabara tag abi tum ge dikmerik.
33Ed egli, trattolo da parte d'infra la moltitudine, gli mise le dita nelle orecchie; ed avendo sputato, gli toccò la lingua:
33E gumik abi tegared gaire lekublam, a abara neisi baur kei abara neis grip deraimilu, a mosu itu, a abara uerut itutilu;
34poi, levati gli occhi al cielo, sospirò, e gli disse: Effata, che vuol dire: Apriti.
34A kotorem egremalu, a ner batauerdelu, a abi detager, kega, Efatha, tonar abele mer, Diski.
35E subito le orecchie di colui furono aperte, e gli si sciolse lo scilinguagnolo, e parlava bene.
35Sobkak abara neis grip darauskilu, a abara uerut kerar detue, a E barkak mer egali.
36E Gesù ordinò loro, che nol dicessero ad alcuno; ma più lo divietava loro, più lo predicavano.
36E uiabim mer tigri, kega, Nole, nerute le atager kak: E sagim uiabim mer tigri, uiaba elele daratagerare abele lu.
37E stupivano sopra modo, dicendo: Egli ha fatta ogni cosa bene; egli fa udire i sordi, e parlare i mutoli.
37Uiaba au kase damereda, kega, E mamoro ikeroa gaire lu uridili: E gaire grip batapeli ikeli a asoli, a gaire te dabim, ko mer detaut.
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