Giobbe
Chapter 6
Diodati Bibbia 1885
vs Septuagint (Brento…
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Giobbe 6

Diodati Bibbia 1885
Septuagint (Brenton Greek text, with Apocrypha)
1E GIOBBE rispose e disse:
1Ὑπολαβὼν δὲ Ἰὼβ, λέγει,
2Fosse pur lo sdegno mio ben pesato, E fosse parimente la mia calamità levata in una bilancia!
2Εἰ γάρ τις ἱστῶν στήσαι μου τὴν ὀργὴν, τὰς δὲ ὀδύνας μου ἄραι ἐν ζυγῷ ὁμοθυμαδὸν,
3Perciocchè ora sarebbe trovata più pesante che la rena del mare; E però le mie parole vanno all'estremo.
3καὶ δὴ ἄμμου παραλίας βαρυτέρα ἔσται· ἀλλʼ ὡς ἔοικε τὰ ῥήματά μου ἐστὶ φαῦλα.
4Perchè le saette dell'Onnipotente sono dentro di me, E lo spirito mio ne beve il veleno; Gli spaventi di Dio sono ordinati in battaglia contro a me.
4Βέλη γὰρ Κυρίου ἐν τῷ σώματί μου ἐστὶν, ὧν ὁ θυμὸς αὐτῶν ἐκπίνει μου τὸ αἷμα· ὅταν ἄρξωμαι λαλεῖν, κεντοῦσί με.
5L'asino salvatico raglia egli presso all'erba? Il bue mugghia egli presso alla sua pastura?
5Τί γάρ; μὴ διακενῆς κεκράξεται ὄνος ἄγριος, ἀλλʼ ἢ τὰ σῖτα ζητῶν; εἰ δὲ καὶ ῥήξει φωνὴν βοῦς ἐπὶ φάτνης ἔχων τὰ βρώματα;
6Una cosa insipida si mangia ella senza sale? Evvi sapore nella chiara ch'è intorno al torlo dell'uovo?
6Εἰ βρωθήσεται ἄρτος ἄνευ ἁλός; εἰ δὲ καὶ ἔστι γεῦμα ἐν ῥήμασι κενοῖς;
7Le cose che l'anima mia avrebbe ricusate pur di toccare Sono ora i miei dolorosi cibi.
7Οὐ δύναται γὰρ παύσασθαί μου ἡ ὀργή· βρόμον γὰρ ὁρῶ τὰ σῖτά μου ὥσπερ ὀσμὴν λέοντος.
8Oh! venisse pur quel ch'io chieggio, E concedesse mi Iddio quel ch'io aspetto!
8Εἰ γὰρ δώῃ καὶ ἔλθοι μου ἡ αἴτησις, καὶ τὴν ἐλπίδα μου δώῃ ὁ Κύριος.
9E piacesse a Dio di tritarmi, Di sciorre la sua mano, e di disfarmi!
9Ἀρξάμενος ὁ Κύριος τρωσάτω με, εἰς τέλος δὲ μή με ἀνελέτω.
10Questa sarebbe pure ancora la mia consolazione, Benchè io arda di dolore, e ch'egli non mi risparmi, Che io non ho nascoste le parole del Santo.
10Εἴη δέ μου πόλις τάφος, ἐφʼ ἧς ἐπὶ τειχέων ἡλλόμην, ἐπʼ αὐτῆς οὐ φείσομαι· οὐ γὰρ ἐψευσάμην ῥήματα ἅγια Θεοῦ μου.
11Quale è la mia forza, per isperare? E quale è il termine che mi è posto, per prolungar l'aspettazione del l'anima mia?
11Τίς γάρ μου ἡ ἰσχύς, ὅτι ὑπομένω; τίς μου ὁ χρόνος, ὅτι ἀνέχεταί μου ἡ ψυχή;
12La mia forza è ella come la forza delle pietre? La mia carne è ella di rame?
12Μὴ ἰσχὺς λίθων ἡ ἰσχύς μου; ἢ αἱ σάρκες μου εἰσὶ χάλκεαι;
13Non è egli così che io non ho più alcun ristoro in me? E che ogni modo di sussistere è cacciato lontan da me?
13Ἢ οὐκ ἐπʼ αὐτῷ ἐπεποίθειν; βοήθεια δὲ ἀπʼ ἐμοῦ ἄπεστιν.
14Benignità dovrebbe essere usata dall'amico inverso colui ch'è tutto strutto; Ma esso ha abbandonato il timor dell'Onnipotente,
14Ἀπείπατό με ἔλεος, ἐπισκοπὴ δὲ Κυρίου ὑπερεῖδέ με.
15I miei fratelli mi hanno fallito, a guisa di un ruscello, Come rapidi torrenti che trapassano via;
15Οὐ προσεῖδόν με οἱ ἐγγύτατοί μου, ὥσπερ χειμάῤῥους ἐκλείπων, ἢ ὥσπερ κῦμα παρῆλθόν με
16I quali sono scuri per lo ghiaccio; E sopra cui la neve si ammonzicchia;
16Οἵτινές με διευλαβοῦντο, νῦν ἐπιπεπτώκασί μοι ὥσπερ χιὼν ἢ κρύσταλλος πεπηγώς·
17Ma poi , al tempo che corrono, vengono meno, Quando sentono il caldo, spariscono dal luogo loro.
17Καθὼς τακεῖσα θέρμης γενομένης, οὐκ ἐπεγνώσθη ὅπερ ἦν,
18I sentieri del corso loro si contorcono, Essi si riducono a nulla, e si perdono.
18οὕτω κᾀγὼ κατελείφηθν ὑπὸ πάντων, ἀπωλόμην δὲ καὶ ἔξοικος ἐγενόμην.
19Le schiere de' viandanti di Tema li riguardavano, Le carovane di Seba ne aveano presa speranza;
19Ἴδετε ὁδοὺς Θαιμανῶν, ἀτραποὺς, Σαβῶν οἱ διορῶντες.
20Ma si vergognano di esservisi fidati; Essendo giunti fin là, sono confusi.
20Καὶ αἰσχύνην ὀφειλήσουσιν, οἱ ἐπὶ πόλεσι καὶ χρήμασι πεποιθότες.
21Perciocchè ora voi siete venuti a niente; Avete veduta la ruina, ed avete avuta paura.
21Ἀτὰρ δὲ καὶ ὑμεῖς ἐπέβητέ μοι ἀνελεημόνως, ὥστε ἰδόντες τὸ ἐμὸν τραῦμα φοβήθητε.
22Vi ho io detto: Datemi, E fate presenti delle vostre facoltà per me?
22Τί γάρ; μήτι ὑμᾶς ἢτησα, ἢ τῆς παρʼ ὑμῶν ἰσχύος ἐπιδέομαι,
23E liberatemi di man del nemico, E riscuotetemi di man de' violenti?
23ὥστε σῶσαί με ἑξ ἐχθρῶν, ἢ ἐκ χειρὸς δυναστῶν ῥύσασθαί με;
24Insegnatemi, ed io mi tacerò; E ammaestratemi, se pure ho errato in qualche cosa.
24Διδάξατέ με, ἐγὼ δὲ κωφεύσω· εἴ τι πεπλάνημαι, φράσατέ μοι.
25Quanto son potenti le parole di dirittura! E che potrà in esse riprendere alcun di voi?
25Ἀλλʼ ὡς ἔοικε φαῦλα ἀληθινοῦ ῥήματα, οὐ γὰρ παρʼ ὑμῶν ἰσχὺν αἰτοῦμαι.
26Stimate voi che parlare sia convincere? E che i ragionamenti di un uomo che ha perduta ogni speranza non sieno altro che vento?
26Οὐδὲ ἔλεγχος ὑμῶν ῥήμασί με παύσει, οὐδὲ γὰρ ὑμῶν φθέγμα ῥήματος ἀνέξομαι.
27E pure ancora voi vi gittate addosso all'orfano, E cercate di far traboccare il vostro amico.
27Πλὴν ὅτι ἐπʼ ὀρφανῷ ἐπιπίπτετε, ἐνάλλεσθε δὲ ἐπὶ φίλῳ ὑμῶν.
28Ora dunque piacciavi riguardare a me, E se io mento in vostra presenza.
28Νυνὶ δὲ εἰσβλέψας εἰς πρόσωπα ὑμῶν, οὐ ψεύσομαι.
29Deh! ravvedetevi; che non siavi iniquità; Da capo, il dico , ravvedetevi, io son giusto in questo affare .
29Καθίσατε δὴ καὶ μὴ εἴη ἄδικον, καὶ πάλιν τῷ δικαίῳ συνέρχεσθε.
30Evvi egli iniquità nella mia lingua? Il mio palato non sa egli discerner le cose perverse?
30Οὐ γάρ ἐστιν ἐν γλώσσῃ μουἄδικον, ἢ ὁ λάρυγξ μου οὐχὶ σύνεσιν μελετᾷ.

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