Waiwa 25
Kadede Kap (Pohnpeian New Testament and Psalms)
Diodati Bibbia 1885
1PEJTUJ lao pwarador nan wei, ap kotidalan Ierujalem jan Jajarea ni ran kajilu.
1Festo adunque, essendo entrato nella provincia, tre giorni appresso salì di Cesarea in Gerusalemme.
2Jamero lapalap o jaumaj akan en Juj oko ap pwara don re a weiweiloke Pauluj o poekipoeki re a,
2E il sommo sacerdote, ed i principali de' Giudei, comparvero dinanzi a lui, contro a Paolo.
3O inon ion konekon re a, pwen palian Pauluj, pwe a en wa don Ierujalem i, a re majamajani i, pwen kamele ni a kotikot kodo.
3E lo pregavano, chiedendo una grazia contro a lui, che egli lo facesse venire in Gerusalemme, ponendo insidie, per ucciderlo per lo cammino.
4A Pejtuj majani, me Pauluj pan mimieta Jajarea, a pein i pan madan majel wei.
4Ma Festo rispose, che Paolo era guardato in Cesarea; e che egli tosto vi andrebbe.
5A me lapalap re omail pan kak ian ia kodila o kadede ol o, ma dip a mia.
5Quegli adunque di voi, disse egli, che potranno, scendano meco; e se vi è in quest'uomo alcun misfatto, accusinlo.
6A lao kotikot re ’rail pon walu pon de naul, ap kotidilan Jajarea o mandan ran o a kaipokedi pon mol en kadeik o majani, Pauluj en wijikedo.
6Ed essendo dimorato appresso di loro non più di otto o di dieci giorni discese in Cesarea; e il giorno seguente, postosi a sedere in sul tribunale, comandò che Paolo gli fosse menato davanti .
7A lao pwarador, Juj oko, me kodido jan Ierujalem, ap kapil pena i o kadipe i kaualap, ap jota kak kadededa.
7E, quando egli fu giunto, i Giudei che erano discesi di Gerusalemme, gli furono d'intorno, portando contro a Paolo molte e gravi accuse, le quali però essi non potevano provare. Dicendo lui a sua difesa:
8Pwe Pauluj kotin japen majani duen pein i: I jota wiadar dipi on kapun en Juj oko, de on im en kaudok o, de on Jija.
8Io non ho peccato nè contro alla legge de' Giudei, nè contro al tempio, nè contro a Cesare.
9A Pejtuj men konekon ren Juj oko, ap japen Pauluj majani: Koe men kodalan Ierujalem, pwen pakadeikada re i waja o?
9Ma Festo, volendo far cosa grata ai Giudei, rispose a Paolo, e disse: Vuoi tu salire in Gerusalemme, ed ivi esser giudicato davanti a me intorno a queste cose?
10A Pauluj kotin majani: I mi mon mol en kadeik en Jija, waja me mau on, i en pakadei kada. Jota me japun eu, me i wiai on Juj oko, duen me pein komui mani.
10Ma Paolo disse: Io comparisco davanti al tribunal di Cesare, ove mi conviene esser giudicato; io non ho fatto torto alcuno a' Giudei, come tu stesso lo riconosci molto bene.
11Ma i wiadar japun eu de mekot me waron kamela, i jota pan kan mela. A ma jo melel, me mepukat kine kin ia, jota me pan kak pan ia lan irail. I dorolan Jija!
11Perciocchè se pure ho misfatto, o commessa cosa alcuna degna di morte, non ricuso di morire; ma, se non è nulla di quelle cose, delle quali costoro mi accusano, niuno può donarmi loro nelle mani; io mi richiamo a Cesare.
12Pejtuj lao kalelapok ren momod en kadeik o, ap majani: Koe dorolan Jija, ari koe pan pwarala ren Jija.
12Allora Festo, tenuto parlamento col consiglio, rispose: Tu ti sei richiamato a Cesare? a Cesare andrai.
13Murin ran akai nanmarki Akripa o Pernije koti don Jajarea, pwen ranamau on Pejtuj.
13E DOPO alquanti giorni, il re Agrippa, e Bernice, arrivarono in Cesarea, per salutar Festo.
14Ira lao kotikot waja o pon loto, Pejtuj ap kaireki nanmarki duen Pauluj majani: Ol jenjal amen mi met, me Pelikj jaliedi ap jamalar.
14E, facendo quivi dimora per molti giorni, Festo raccontò al re l'affare di Paolo, dicendo: Un certo uomo è stato lasciato prigione da Felice.
15A jamero lapalap o jaumaj en Juj akan kaire kin ia duen i ni ai potopot Ierujalem inon ion I en kadeikada i.
15Per lo quale, quando io fui in Gerusalemme, comparvero davanti a me i principali sacerdoti, e gli anziani de' Giudei, chiedendo sentenza di condannazione contro a lui.
16A nai japen irail: Kaidin duen tiak en men Rom, en panala aramaj amen, en kamela, mon me panala i kan jaikenta janjal mo a, o a muei on i er, en japen duen me re pan kila i.
16A' quali risposi che non è l'usanza de' Romani di donare alcuno, per farlo morire, avanti che l'accusato abbia gli accusatori in faccia e gli sia stato dato luogo di purgarsi dell'accusa.
17Irail lao pokon don met, a mandan ran o i madan mondi pon mol en kadeik o inda, ol o en wijikedo.
17Essendo eglino adunque venuti qua, io, senza indugio, il giorno seguente, sedendo in sul tribunale, comandai che quell'uomo mi fosse menato davanti .
18A me panala i kan lao pwarado, re jota katitiki mejued kot, duen i kiki on.
18Contro al quale gli accusatori, essendo compariti, non proposero alcuna accusa delle cose che io sospettava.
19A akai peipeidok mia duen pein arail lamalam o duen ol mela amen me ad a Iejuj, me Pauluj kin inda, me dene a memaureta.
19Ma aveano contro a lui certe quistioni intorno alla lor superstizione, ed intorno ad un certo Gesù morto, il qual Paolo dicea esser vivente.
20Nai ari poneponeki duen mepukat, i ap idok re a, ma a jota men kodalan Ierujalem, pwen pakadeikada waja o duen mepukat.
20Ora, stando io in dubbio come io procederei nell'inquisizion di questo fatto, gli dissi se voleva andare in Gerusalemme, e quivi esser giudicato intorno a queste cose.
21A Pauluj lao dorolan kadeik en Aukujtuj, nai ap inda, ren koledi i, i lao kadarala i ren Jija.
21Ma, essendosi Paolo richiamato ad Augusto, per esser riserbato al giudicio d'esso, io comandai ch'egli fosse guardato, finchè io lo mandassi a Cesare.
22Akripa ap majani on Pejtuj: I pil men roneron aramaj o. A majani: Lakap kom pan ron i.
22Ed Agrippa disse a Festo: Ben vorrei ancor io udir cotest'uomo. Ed egli disse: Domani l'udirai.
23A mandan ran o Akripa i Pernije lao kotin pwarado ni ar kapwat linan kaualap o kotilon on nan im en kapun, o ol lapalap akan ianaki kaun en kanim o, Pejtuj ap majani, Pauluj en wijikedo.
23Il giorno seguente adunque, essendo venuti Agrippa e Bernice, con molta pompa, ed entrati nella sala dell'udienza, co' capitani, e co' principali della città, per comandamento di Festo, Paolo fu menato quivi .
24A Pejtuj majani: Main nanmarki Akripa o komail ol akan karoj, me ian kit kotikot waja et, komail majani, pweki men et, Juj akan karoj kin poekipoeki re i nan Ierujalem o pil met; ni ar palian i indada, me dene a jowar on memaureta.
24E Festo disse: Re Agrippa, e voi tutti che siete qui presenti con noi, voi vedete costui, al quale tutta la moltitudine de' Giudei ha dato querela davanti a me, ed in Gerusalemme, e qui, gridando che non convien che egli viva più.
25A i lao diarada, me jota me a wiadar, me war on kamela o pein i dorolan Aukujtuj, nai ap kileledier me i pan kadarala i.
25Ma io, avendo trovato ch'egli non ha fatta cosa alcuna degna di morte, ed egli stesso essendosi richiamato ad Augusto, io son deliberato di mandarglielo.
26A jota me i aja, en intiniedi won nai jaupeidi. I me i waki don komail i, mo ’mui ta main nanmarki Akripa, pwe kapun lao nikier, i en aja, da me i en intinieki wei.
26E, perciocchè io non ho nulla di certo da scriverne al mio signore, l'ho menato qui davanti a voi, e principalmente davanti a te, o re Agrippa, acciocchè, fattane l'inquisizione, io abbia che scrivere.
27Pwe i lamelame, me japun, en kadarala me jalidi amen, ap jota kaireki duen karep en jalidi.
27Perciocchè mi par cosa fuor di ragione di mandare un prigione, e non significar le accuse che son contro a lui.
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