ΕΚΚΛΗΣΙΑΣΤΗΣ 2
Septuagint (Brenton Greek text, with Apocrypha)Original language
Septuagint (Brenton Greek text, with Apocrypha)
Diodati Bibbia 1885
1Εἶπον ἐγὼ ἐν καρδίᾳ μου, δεῦρο δὴ πειράσω σε ἐν εὐφροσύνῃ, καὶ ἴδε ἐν ἀγαθῷ· καὶ ἰδοὺ καί γε τοῦτο ματαιότης.
1IO ho detto nel cuor mio: Va' ora, io ti proverò con allegrezza, e tu goderai del bene; ma ecco, questo ancora è vanità.
2Τῷ γέλωτι εἶπα, περιφορὰν, καὶ τῇ εὐφροσύνῃ, τί τοῦτο ποιεῖς;
2Io ho detto al riso: Tu sei insensato; ed all'allegrezza: Che cosa è quel che tu fai?
3Καὶ κατεσκεψάμην εἰ ἡ καρδία μου ἑλκύσει ὡς οἶνον τὴν σάρκα μου, καὶ καρδία μου ὡδήγησεν ἐν σοφίᾳ, καὶ τοῦ κρατῆσαι ἐπʼ εὐφροσύνην, ἕως οὗ ἴδω ποῖον τὸ ἀγαθὸν τοῖς υἱοῖς τῶν ἀνθρώπων, ὃ ποιήσουσιν ὑπὸ τὸν ἥλιον, ἀριθμὸν ἡμερῶν ζωῆς αὐτῶν.
3Io ho nel mio cuore ricercato il modo di passar dolcemente la vita mia in continui conviti; e, reggendo il mio cuore con sapienza, di attenermi a stoltizia; finchè vedessi che cosa fosse bene a' figliuoli degli uomini di fare sotto il cielo, tutti i giorni della vita loro.
4Ἐμεγάλυνα ποίημἀ μου, ᾠκοδόμησά μοι οἴκους, ἐφύτευσά μοι ἀμπελῶνας,
4Io ho fatte dell'opere magnifiche; io mi ho edificate delle case; io mi ho piantate delle vigne.
5ἐποίησά μοι κήπους καὶ παραδείσους, καὶ ἐφύτευσα ἐν αὐτοῖς ξύλον πᾶν καρποῦ.
5Io mi ho fatti degli orti e de' giardini; ed ho piantati in essi degli alberi fruttiferi di ogni maniera.
6Ἐποίησά μοι κολυμβήθρας ὑδάτων τοῦ ποτίσαι ἀπʼ αὐτῶν δρυμὸν βλαστῶντα ξύλα.
6Io mi ho fatte delle pescine d'acqua, per adacquar con esse il bosco ove crescono gli alberi.
7Ἐκτησάμην δούλους καὶ παιδίσκας, καὶ οἰκογενεῖς ἐγένοντό μοι, καί γε κτῆσις βουκολίου καὶ ποιμνίου πολλὴ ἐγένετό μοι ὑπὲρ πάντας τοὺς γενομένους ἔμπροσθέν μου ἐν Ἱερουσαλήμ.
7Io ho acquistati de' servi e delle serve, ed ho avuti de' servi nati ed allevati in casa; ho eziandio avuto molto grosso e minuto bestiame, più che tutti quelli che sono stati innanzi a me in Gerusalemme.
8Συνήγαγόν μοι καί γε ἀργύριον καί γε χρυσίον, καὶ περιουσιασμοὺς βασιλέων καὶ τῶν χωρῶν· ἐποίησά μοι ᾄδοντας καὶ ᾀδούσας, καὶ ἐντρυφήματα υἱῶν ἀνθρώπων, οἰνοχόον καὶ οἰνοχόας.
8Io mi ho eziandio adunato dell'argento, e dell'oro, e delle cose le più care dei re, e delle provincie; io mi ho acquistato de' cantori e delle cantatrici; ed ho avute delle delizie degli uomini, d'ogni maniera: musica semplice, e musica di concerto.
9Καὶ ἐμεγαλύνθην καὶ προσέθηκα παρὰ πάντας τοὺς γενομένους ἀπὸ ἔμπροσθέν μου ἐν Ἱερουσαλήμ, καί γε σοφία μου ἐστάθη μοι.
9E mi sono aggrandito ed accresciuto più che tutti quelli che sono stati innanzi a me in Gerusalemme; la mia sapienza eziandio mi è restata.
10Καὶ πᾶν ὃ ᾔτησαν οἱ ὀφθαλμοί μου, οὐκ ἀφεῖλον ἀπʼ αὐτῶν· οὐκ ἀπεκώλυσα τὴν καρδίαν μου ἀπὸ πάσης εὐφροσύνης μου, ὅτι καρδία μου εὐφράνθη ἐν παντὶ μόχθῳ μου· καὶ τοῦτο ἐγένετο μερίς μου ἀπὸ παντὸς μόχθου μου.
10E non ho sottratta agli occhi miei cosa alcuna che abbiano chiesta; e non ho divietato il mio cuore da niuna allegrezza; anzi il mio cuore si è rallegrato d'ogni mia fatica; e questo è stato quello che mi è tocco in parte d'ogni mia fatica.
11Καὶ ἐπέβλεψα ἐγὼ ἐν πᾶσι ποιήμασί μου οἷς ἐποίησαν αἱ χεῖρές μου, καὶ ἐν μόχθῳ ᾧ ἐμόχθησα τοῦ ποιεῖν, καὶ ἰδοὺ τὰ πάντα ματαιότης καὶ προαίρεσις πνεύματος, καὶ οὐκ ἔστι περίσσεια ὑπὸ τὸν ἥλιον.
11Ma, avendo considerate tutte le mie opere che le mie mani aveano fatte; e la fatica che io avea durata a far le , ecco, tutto ciò era vanità, e tormento di spirito; e non vi è di ciò profitto alcuno sotto il sole.
12Καὶ ἐπέβλεψα ἐγὼ τοῦ ἰδεῖν σοφίαν καὶ παραφορὰν καὶ ἀφροσύνην, ὅτι τίς ἄνθρωπος ὅς ἐπελεύσεται ὀπίσω τῆς βουλῆς; τὰ ὅσα ἐποίησεν αὐτήν.
12Laonde mi son rivolto a vedere la sapienza, e le follie, e la stoltizia; perciocchè, che cosa sono gli altri uomini, per poter seguitare il re? essi fanno ciò che hanno già fatto .
13Καὶ εἶδον ἐγὼ ὅτι ἐστὶ περίσσεια τῇ σοφίᾳ ὑπὲρ τὴν ἀφροσύνην, ὡς περίσσεια τοῦ φωτὸς ὑπὲρ τὸ σκότος.
13Ed ho veduto che la sapienza è più eccellente che la stoltizia; siccome la luce è più eccellente che le tenebre.
14Τοῦ σοφοῦ οἱ ὀφθαλμοὶ αὐτοῦ ἐν κεφαλῇ αὐτοῦ, καὶ ὁ ἄφρων ἐν σκότει πορεύεται· καὶ ἔγνων καί γε ἐγὼ, ὅτι συνάντημα ἓν συναντήσεται τοῖς πᾶσιν αὐτοῖς.
14Il savio ha i suoi occhi nel capo, e lo stolto cammina in tenebre; ma pure eziandio ho conosciuto che un medesimo avvenimento avviene ad essi tutti.
15Καὶ εἶπα ἐγὼ ἐν καρδίᾳ μου, ὡς συνάντημα τοῦ ἄφρονος καί γε ἐμοὶ συναντήσεταί μοι, καὶ ἱνατί ἐσοφισάμην ἐγώ; περισσὸν ἐλάλησα ἐν καρδίᾳ μου, ὅτι καί γε τοῦτο ματαιότης, διότι ὁ ἄφρων ἐκ περισσεύματος λαλεῖ·
15Laonde ho detto nel cuor mio: Egli avverrà anche a me il medesimo avvenimento che allo stolto; che mi gioverà egli adunque allora d'essere stato più savio? perciò ho detto nel cuor mio che ciò ancora è vanità.
16Ὅτι οὐκ ἔστιν ἡ μνήμη τοῦ σοφοῦ μετὰ τοῦ ἄφρονος εἰς τὸν αἰῶνα, καθότι ἤδη αἱ ἡμέραι ἐρχόμεναι τὰ πάντα ἐπελήσθη· καὶ πῶς ἀποθανεῖται ὁ σοφὸς μετὰ τοῦ ἄφρονος;
16Perciocchè non vi sarà giammai più memoria del savio, come nè anche dello stolto; conciossiachè nei giorni vegnenti ogni cosa sarà già dimenticata. E come muore il savio così muore anche lo stolto.
17Καὶ ἐμίσησα σὺν τὴν ζωήν· ὅτι πονηρὸν ἐπʼ ἐμὲ τὸ ποίημα τὸ πεποιημένον ὑπὸ τὸν ἥλιον, ὅτι πάντα ματαιότης καὶ προαίρεσις πνεύματος.
17Perciò ho odiata questa vita; imperocchè le opere che si fanno sotto il sole mi son dispiaciute; perchè ogni cosa è vanità, e tormento di spirito.
18Καὶ ἐμίσησα ἐγὼ σύμπαντα μόχθον μου ὃν ἐγὼ κοπιῶ ὑπὸ τὸν ἥλιον, ὅτι ἀφίω αὐτὸν τῷ ἀνθρώπῳ τῷ γινομένῳ μετʼ ἐμέ.
18Ho eziando odiata ogni mia fatica che io ho durata sotto il sole, la quale io lascerò a colui che sarà dopo di me.
19Καὶ τίς εἶδεν εἰ σοφὸς ἔσται ἢ ἄφρων; καὶ εἰ ἐξουσιάζεται ἐν παντὶ μόχθῳ μου, ᾧ ἐμόχθησα καὶ ᾧ ἐσοφισάμην ὑπὸ τὸν ἥλιον; καί γε τοῦτο ματαιότης.
19E chi sa s'egli sarà savio, o stolto? e pure egli sarà signore d'ogni mia fatica, intorno alla quale mi sarò affaticato, ed avrò adoperata la mia sapienza sotto il sole. Anche questo è vanità.
20Καὶ ἐπέστρεψα ἐγὼ τοῦ ἀποτάξασθαι τὴν καρδίαν μου ἐν παντὶ μόχθῳ μου ᾧ ἐμόχθησα ὑπὸ τὸν ἥλιον·
20Perciò, mi son rivolto a far perdere al mio cuore la speranza d'ogni fatica, intorno alla quale io mi sono affaticato sotto il sole.
21Ὅτι ἐστὶν ἄνθρωπος ὅτι μόχθος αὐτοῦ ἐν σοφίᾳ καὶ ἐν γνώσει καὶ ἐν ἀνδρίᾳ· καὶ ἄνθρωπος ᾧ οὐκ ἐμόχθησεν ἐν αὐτῷ, δώσει αὐτῷ μερίδα αὐτοῦ· καί γε τοῦτο ματαιότης καὶ πονηρία μεγάλη.
21Perciocchè vi è tale uomo, la cui fatica sarà stata con sapienza, con conoscimento, e con dirittura; il quale pur la lascia per parte a chi non s'è affaticato intorno. Anche questo è vanità, e gran molestia.
22ὅτι γίνεται ἐν τῷ ἀνθρώπῳ ἐν παντὶ μόχθῳ αὐτοῦ καὶ ἐν προαιρέσει καρδίας αὐτοῦ ᾧ αὐτὸς μοχθεῖ ὑπὸ τὸν ἥλιον.
22Perciocchè, che cosa ha un tale uomo di tutta la sua fatica, e del tormento del suo spirito, con che egli si affatica sotto il sole?
23Ὅτι πᾶσαι αἱ ἡμέραι αὐτοῦ ἀλγημάτων καὶ θυμοῦ περισπασμὸς αὐτοῦ, καί γε ἐν νυκτὶ οὐ κοιμᾶται ἡ καρδία αὐτοῦ· καί γε τοῦτο ματαιότης ἐστίν.
23Conciossiachè tutti i suoi giorni non sieno altro che dolori, e le sue occupazioni altro che molestia; anche non pur di notte il cuor suo non riposa. Questo ancora è vanità.
24Οὐκ ἔστιν ἀγαθὸν ἀνθρώπῳ, ὃ φάγεται καὶ ὃ πίεται καὶ ὃ δείξει τῇ ψυχῇ αὐτοῦ ἀγαθὸν ἐν μόχθῳ αὐτοῦ· καί γε τοῦτο εἶδον ἐγὼ ὅτι ἀπὸ χειρὸς τοῦ Θεοῦ ἐστιν·
24Non è egli cosa buona nell'uomo, ch'egli mangi e beva, e faccia goder di beni l'anima sua, con la sua fatica? Anche questo ho veduto esser dalla mano di Dio.
25Ὅτι τίς φάγεται καὶ τίς πίεται πάρεξ αὐτοῦ;
25(Perciocchè, chi mangerebbe, e chi goderebbe, se io nol facessi?)
26Ὅτι τῷ ἀνθρώπῳ τῷ ἀγαθῷ πρὸ προσώπου αὐτοῦ ἔδωκε σοφίαν καὶ γνῶσιν καὶ εὐφροσύνην, καὶ τῷ ἁμαρτάνοντι ἔδωκε περισπασμὸν τοῦ προσθεῖναι καὶ τοῦ συναγαγεῖν, τοῦ δοῦναι τῷ ἀγαθῷ πρὸ προσώπου τοῦ Θεοῦ, ὅτι καί γε τοῦτο ματαιότης καὶ προαίρεσις πνεύματος.
26Conciossiachè Iddio dia all'uomo, che gli è grato, sapienza, conoscimento ed allegrezza; ed al peccatore, egli dà occupazione di adunare e di ammassare, per dare a colui che è grato a Dio. Questo ancora è vanità, e tormento di spirito.
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